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Il punto di vista di BETA!

Grazie Roberto Zanardo per il tuo post e le bellissime foto dell’inaugurazione della  mostra del collettivo KMF di street-art “GHETTO 2.1 “BETA-TEST”  curata dell’Associazione “Kantiere Misto” nel sottopasso ciclo-pedonale della ferrovia tra Piazza Stefanel e Istituto Brandolini. Domenica sera 11 gennaio, nel buio e nel freddo umido, ci siamo illuminati e riscaldati con l’inaugurazione della mostra nel sottopasso di Oderzo, luogo degradato e lugubre fino a poco tempo, ora diventato un suggestivo transito verso la vitale libertà creativa dei giovani writer dell’opitergino & dintorni.

I GRAFFITI, OVVERO, IL WRITING: Negli ultimi trent’anni il movimento culturale del writing, cioè quello dei graffiti che hanno colorato gli spazi urbani, ha prepotentemente conquistato l’interesse primario dei mass-media e delle scienze sociali. Nell’etimologia simbolica della parola graffito emergono due significati in contrasto fra loro: quello dell’eternità del disegno che trascende i limiti temporali dell’uomo, e quello della fugacità dell’opera, effimera, caduca, indebolita dalle intemperie del tempo. Non sono i muri che vengono graffiati con le moderne tecniche pittoriche, ma l’attenzione e i sensi del fruitore dell’opera. Il writing nasce nel Bronx newyorkese di fine anni settanta, in un primo momento con semplici firme, come polemica devastazione dell’ambiente urbano attraverso cui raggiungere fama e successo. Velocemente diventa un canale espressivo che permette a migliaia di adolescenti di uscire dalla realtà del ghetto, uno strumento per provare un’esperienza di efficacia personale preclusa dai tradizionali contesti istituzionali. Il movimento dei writers è caratterizzato dalla volontà attiva dei ragazzi di riappropriarsi degli spazi urbani, guidato dall’obiettivo di migliorare quei contesti degradati e degradanti nei quali venivano ghettizzati enormi eserciti di senza diritti (minoranze sociali cui erano state negate ogni possibilità d’accesso ad altre forme o mezzi di comunicazione di massa). Questo è anche lo spirito dei componenti l’Associazione “Kantiere Misto” dell’opitergino.

Al di là delle ideologie, pragmaticamente l’hip hop ha proposto contesti, ambienti, azioni e personaggi alternativi alla violenza della vita di strada, riuscendo ad incanalare positivamente le energie e i sentimenti negativi che nascono e si alimentano dalla e della brutalità del ghetto. Le leggi fondamentali della cultura, ovvero come viene definito in gergo l’insieme delle credenze e delle regole di vita quotidiana dell’hip hop, per quanto riguarda il writing possono essere riassunte nei seguenti punti: 1) Crearsi un nome e diffonderlo, scrivendolo in tutti i luoghi più visibili per essere conosciuti e per segnare il territorio. Quest’istinto felino di marcare i propri spazi e di segnalare al resto del cosmo la propria esistenza, è frequentemente riscontrabile in due situazioni diametralmente opposte: quella evolutiva individuale dell’adolescenza, e quella limitativa all’interno del contesto carcerario, tristemente famosa per le incisioni dei nomi sulle pareti o sulla pelle dei detenuti.

La costanza e la quasi universalità di questo tipo d’esperienza, ci portano a riflettere sul ruolo dei muri all’interno di simili ambiti di transizione e cambiamento, in quei contesti di minaccia per il senso del Sè e per i suoi confini resi labili e precari dall’influenza del contesto. Sembra che il bisogno di manifestare la propria esistenza attraverso la firma sul muro, diventi più urgente nei periodi di costruzione, modellamento o riedificazione della propria identità; in questi casi la superficie, come uno specchio, conferma e rassicura l’autore della sua stessa esistenza e del suo valore. 2) Avere uno stile personale, immediatamente riconoscibile, che permetta di emergere e differenziarsi dagli altri. 3) Mantenere un costante impegno nell’evoluzione stilistica, alla continua ricerca di innovative ed originali soluzioni. 4) Rispettare l’arte degli altri, il che implica che le firme non devono essere coperte o deturpate, ma neanche i monumenti, o le opere altrui. Il going over, in italiano il crossare, cioè il coprire il lavoro di altri, è vista come una gravissima mancanza di rispetto, e spesso causa di scontri fra writer o fra crew (le crew indicano i gruppi della cultura hip. Le crew di writer hanno un nome proprio ed indicano un gruppo di persone che hanno scelto di dipingere insieme. Il nome della crew accompagna la tag dell’autore anche nelle opere realizzate individualmente). In Italia, il fenomeno del writing comincia a diffondersi alla fine degli anni ottanta, interessando trasversalmente i giovani d’ogni classe sociale. Influenzato dalle profonde differenze culturali che caratterizzano il nostro paese, il writing sviluppa qui stili eterogenei non riconducibili ad un unico movimento. Sarebbe riduttivo ascrivere l’incidenza del comportamento all’interno della popolazione adolescenziale all’influenza del gruppo di pari, sebbene questo fattore eserciti un peso fondamentale sull’azione finale.

Pragmaticamente il muro offre agli adolescenti l’opportunità di diventare famosi, di conquistare potere e prestigio sociale, ma anche questi elementi appaiono insufficienti a spiegare le condizioni degli edifici delle moderne metropoli. L’elemento centrale appare allora essere la funzione che il disegno assume soggettivamente per il suo autore, assumendo una valenza altamente specifica affettivamente e cognitivamente. I disegni sui muri hanno storicamente dimostrato il loro valore comunicativo, il fatto che la pubblicità moderna abbia derivato stile, colori e forme dai linguaggi della strada è un’ennesima indiretta conferma del forte impatto che un muro colorato impone al suo fruitore. Il movimento culturale dei writers tuttavia sconvolge i canoni comunicativi usuali, rompe i codici semantici convenzionali per colorarsi di simbolismi sottili. Il writer non sempre è interessato a comunicare alla società con le sue scritte, l’osservazione più frequente dei profani del writing è appunto: “io non riesco a capire cosa scrivono”. Il dipingere i muri molto spesso nasconde una sotterranea comunicazione simbolica fra writer, poiché è all’interno di questa cultura che si ricercano riscontri ed apprezzamenti, così anche una semplice firma che al lettore superficiale sembra priva di un messaggio, se collocata in uno spazio particolarmente pericoloso, esposto a controlli, diventa una testimonianza del coraggio del ragazzo. La relazione fra writing e comunicazione appare mutevole, altamente influenzata dal soggettivismo del suo autore. Il writing ed i muri sono strumenti il cui uso viene individualmente deciso ma nell’accostarci anche alla più intricata produzione astratta-moderna non possiamo dimenticare il primo assunto della comunicazione di Watzlawick, secondo il quale è impossibile non comunicare, o la stretta relazione fra mondo interno e disegno. I graffiti metropolitani sono moderni simboli sia di nuovi movimenti artistici che di strutturate relazioni che interessano i loro autori. Per accostarci alla comprensione di questo universo simbolico risulta necessario superare la logica giudicante e dare spazio, tempo e voce ai protagonisti di questo movimento.

Scritto da Roberto Zanardo di Cerchio Aperto
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