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Viva viva il KAPPA n ONE …ovvero perchè ci vuole una R-ivoluzione……

kappanone

colgo l’occasione datami da una recente amica che, durante una discussione interessante avuta per telefono, mi ha messo a conoscenza di un’articolo uscito sul SOLE 24 ORE e di cui giro il link qui sotto: https://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2018-02-08/da-abbattere-riconvertire-scelta-veneto-capannoni-vuoti-173110.shtml?uuid=AEQ8wvwD&refresh_ce=1 .

In pratica il titolo dell’articolo è questo:

Da abbattere o riconvertire. La scelta del Veneto sui capannoni vuoti

Per quelli che da anni si battono contro il consumo del suolo, una notizia del genere non rappresenta una novità…..il tema è dibattuto da un sacco di tempo ma nell’articolo uno spiraglio di novità e cambiamento trapela. In quest’articolo si fanno inizialmente un pò di cifre e quindi si arriva a scoprire che per ogni veneto ci sarebbero 54 capannoni (tra quelli in uso e quelli vuoti). Metri cubi e metri cubi di cemento e spazio coperto che hanno cementificato la campagna Veneta.

Un’anno fa tornando da Malaga in aereo e atterrando in orario serale all’Aeroporto di Treviso mi sono stupito della quantità di luci che si vedevano, dal finestrino. Paragonando questa  vista a quella simile (solo per orario) del paesaggio che compariva sotto alle nostre ali durante il viaggio di andata verso Madrid, mi sono reso conto che l’hinterland di Treviso è veramente ma veramente altamente urbanizzato. Sono arrivato a domandarmi, immedesimandomi in un turista alla sua prima visita in Italia e in Veneto, che idea potrebbe farsi osservando questa enorme densità di luci. L’idea è quella di una metropoli gigantesca, interminabile.  In realtà dall’aereo, con una serata di buona visibilità, si possono facilmente vedere i centri più lontani (Mogliano, Susegana …..per esempio), e una distesa ininterrotta di luci illumina il paesaggio senza permettere di distinguere un paese dall’altro.  Questo effetto scenico è permesso dall’esistenza di un sacco di aree industriali e commerciali, presenti tra un paesino e l’altro , che hanno negli anni lentamente colonizzato e coperto la campagna Veneta, collegando di fatto i paesi tra loro.

Progresso? Produttività? Ricchezza? oppure degrado ambientale, Inquinamento ……anche luminoso o speculazione edilizia..? Non sta qui a me fare una polemica che non mi compete ma il dato lampante che risulta dall’inchiesta del SOLE 24 ORE è “che i capannoni dismessi in regione sono ben 11mila, il 12% del totale, e che, di questi 11mila, il 57% è costituito da strutture riutilizzabili, circa 6mila. Per il 43%, invece, si tratta di capannoni troppo vecchi e irrecuperabili, quindi da rottamare o demolire (si parla di circa 4.570 unità)” nin zo se mi spieg!

Ora l’idea buona qual’è? Citando l’articolo “La Regione Veneto ha approvato pochi mesi fa una legge innovativa (la 14/2017) che all’articolo 8 prevede l’utilizzo temporaneo del capannone per uso diverso rispetto alla destinazione primaria, senza dover fare varianti urbanistiche. L’uso temporaneo, in accordo con il Comune dove insiste il fabbricato, che si limita a controllare l’assenza di abusi, può avere una durata dai 3 ai 5 anni e può ospitare centri ricreativi, spazi di co-working, sale da ballo, centri per l’ippoterapia, scuole private e molto altro”. Ma la cosa non finisce qui “per il 2018 il Veneto mette a disposizione 200mila euro in un fondo di co-finanziamento nel caso di distruzione di un fabbricato. Mentre sono allo studio bandi pubblici e una sorta di inventario di chi offre spazi e di chi li cerca, per far incontrare domanda e offerta” si insomma si sta cercando di trovare una soluzione per ridurre o reinventare l’uso di questi spazi. Il resto lo trovate nell’articolo linkato in alto la. La notizia anche se vecchia 9-febbraio 2018 resta molto interessante e si  apre a diverse considerazioni e sviluppi.  Mi piacerebbe per dirne una che venisse considerata anche l’idea di impiegare l’Arte Urbana come strumento per la riqualifica di aree industriali che potrebbero in questo modo divenire anche polo di attrazione per nuove forme di turismo e di business. Sarebbe bello vedere nascere in qualche area industriale, nuovi spazi culturali espositivi, mi immagino distretti dell’Arte con aree dedicate a laboratori creativi  indipendenti ed istituzionali. Luoghi di ospitalità dove poter creare residenze d’artista in grado di attrarre l’attenzione del mondo dell’arte. Se anche uno solo dei 54 capannoni procapite fosse dedicato ad attività culturali, questo sarebbe un cambiamento culturale epocale. Certo il mio è un sogno ad occhi aperti, sono pienamente cosciente del territorio in cui vivo e della convinzione dei più del fatto che di arte e cultura non si campa……ma di questo potremmo non essere d’accordo e sò di non essere da solo.

Comunque, cavalcando questa mia fantasia che mi vede camminare in aree industriali piene di capannoni tutti dipinti e colorati, amplificati da immagini sviluppate da artisti e da contenuti in realtà aumentata studiati ad hoc…….,  mi sento molto incuriosito da questa potenziale evoluzione del  settore industriale e non vedo l’ora di vederla se vi sarà.

Nell’attesa noi di Kantiere Misto inizieremo col mettere la pulce nell’orecchio a tutti quelli che interverranno ad una delle serate di STREET R-EVOLUTION ciclo di incontri sullo stato dell’Arte Urbana Contemporanea dove il connubio tra Artisti-Imprese- Istituzioni- Amministrazioni sarà sviscerato da alcuni protagonisti della scena nazionale ed internazionale.  Vi aspettiamo.

 

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