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Sottile domenica

Oggi ho assistito alle prove generali della settima sinfonia di Mahler, eseguita dalla Filarmonica della Scala di Milano e diretta da Riccardo Chailly e ho bisogno di raccontarvi questa bella mattinata.
Ascolto Mahler da qualche mese, non sono una assidua ed esperta ascoltatrice di classica. Mahaler e la sua opera vivono a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento. Anche la sua opera infatti risulta legata ad alcuni schemi romantici di armonia, ma già dalla prima sinfonia si coglie che questo autore fa vivere nelle sue note i tormenti e le riflessioni di un uomo contemporaneo, già proiettato nel ventesimo secolo (per primo compone in polifonia, dall’ottava sinfonia in particolare).
Il primo movimento è stato eseguito senza interruzioni.
Vi specifico questo perché si trattava di una prova generale, quindi è successo in seguito che il direttore interrompesse l’esecuzione e facesse ripetere alcune parti, dopo aver suggerito le correzioni.
Il primo movimento, intero, senza interruzioni: onde di suono alte e arrabbiate sugli scogli, dei pensieri, brevi momenti cercati e desiderati di mare calmo, ma in troppo breve spazio.
Non so che mi succede talvolta, mi sono commossa.
La settima sinfonia è un’opera naturalistica, non natura consolatoria e nemmeno Musa per un quadro descrittivo. La Natura è la trama che ci insegna a vivere a fondo il dolore.
Gli altri movimenti sono stati interrotti in alcuni punti dalle correzioni di Chailly. Il coinvolgimento durante l’esecuzione non è stato lo stesso, ma ho ammirato il lavoro di direttore e orchestra.
Vi faccio un esempio. Il direttore ha suggerito ai secondi violini “Cercate il suono e appoggiatevi sulla nota”, questo per tenere un movimento più lungo di quanto il grafismo della nota potesse indicare. Perché? Perché, come si è sentito sussurrare al maestro, quel passaggio era ritenuto da Mahler critico, significativo, “l’avrebbe tenuto 10 minuti!”. Mahler era molto pignolo per quanto riguarda le esecuzioni delle sue opere e lasciava delle note molto precise per chi le avesse eseguite.
Chailly ha fatto riprendere l’orchestra nel primo passaggio in cui compaiono le capanone delle mucche (sì! Mahler le aveva inserite nella sinfonia), poiché non dovevano risultare ridicole, ma poetiche, naturali.
Perché vi parlo di questo? Perché è musica per le mie orecchie non solo la settima sinfonia di Mahler, ma anche queste parole di “sottogliezze”. “Sentire il suono e appoggiarsi sulla nota” capiamo benissimo cosa intende (almeno credo), ma ho difficoltà a spiegarvi di cosa effettivamente si parli.
Pper questo assorbo queste esperienze musicali assetata di capire.
Come possono essere poetiche le campane attaccate al collo di una mucca? Sentite la settima di Mahler e lo capirete anche voi.
Sono estasiata da questa nutriente sottigliezza, trovarmi questa mattina alle prove della Filarmonica, in cui si parla e si sente così presente e reale tutta questa… bellezza, mi ha fatto sentire nel posto giusto, in un bel posto.
Cerco tutti i giorni il filo d’Arianna della sottigliezza, tutti i giorni zeppi di routine, attaccati da tutti i fronti dalla banalità e dal pensiero corto e arido. Da oggi sarò ancora più motivata.
Più Mahler per tutti!

Silvia
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