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Naoto Matsumura, accettare il proprio destino per antispecismo

La scelta di Naoto ha destato pareri discordanti, in molti lo etichettano come un pazzo fanatico, ma le ragioni della sua scelta sono da andare a vedere nel profondo.
Incredibilmente attaccato al suo territorio e agli animali che lo popolano, Naoto ha deciso di opporsi all’evacuazione di Fukushima. Ormai “completamente contaminato” l’uomo impiega le sue giornate assistendo maiali, vacche, polli, ma anche cani e gatti, abbandonati dal governo giapponese a Fukushima. Da Tokyo hanno infatti deciso di dimenticare ogni forma di vita non umana nell’area di Fukushima, il recupero è stato infatti definito dal governo ad alto rischio e antieconomico.
Si potrebbe sollevare, a sostegno della scelta giapponese, che il governo sta affrontando una delle più grandi tragedie dai tempi di Hiroshima e Nagasaki. Settantottomila gli evacuati dalla zona di Fukushima, decine di migliaia i morti, migliaia le carcasse abbandonate nei pressi della centrale per rischio di contaminazione. Insomma, i non umani a Fukushima non rappresentano una priorità per il governo giapponese, contrario però è stato Naoto.

Naoto fin dai primi giorni dell’evacuazione si oppose strenuamente a questa, dichiarando che sarebbe dovuta essere solo una sua scelta. Non è solo questo però che ha determinato le scelte di Naoto Matsumura. L’outsider di Fukushima, l’unico abitante in un raggio di circa trenta chilometri, ha scelto di restare nella zona contaminata dopo aver visto cosa stava succedendo agli animali del posto senza l’ausilio dell’uomo.
Mucche denutrite che cacciavano i loro stessi vitellini perché non in grado di sostenerli, migliaia di carcasse di animali marciscono al cielo, bestie nate e cresciute in cattività che non sono in grado di alimentarsi da sole. Naoto ha scelto di assisterle ed è ha al contempo lanciato un allarme, un monito al governo giapponese:
“Dobbiamo decontaminare quest’area o questa città morirà. Io rimarrò qui per essere sicuro che questo venga fatto e perché voglio morire dove sono nato”.
Quanto detto da Naoto corrisponde a realtà. Basti vedere cosa è accaduto a Chernobyl, a trent’anni dal disastro. La zona non è stata prontamente decontaminata attualmente la zona viene definita “Ghost Town” o “Land of the wolves”. Una città morta che vede di tanto in tanto qualche turista dell’orrore avventurarsi nel deserto a 120km a nord di Kyev, rigorosamente armati di contatore Geiger.
Naoto Matsumura è ormai condannato a morte. L’esule di Fukushima ha deciso di morire dov’è cresciuto accudendo le bestie che ha sempre amato e rispettato, e per ottemperare a questa decisione Naoto si nutre quotidianamente di cibi contaminati e beve acqua da un pozzo contaminato, impegnando le sue giornate a soccorrere gli animali che può salvare e seppellire quelli per cui ormai non c’è più nulla da fare.

fonte: Newspedia
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2 risposte a "Naoto Matsumura, accettare il proprio destino per antispecismo"

  1. questi sono i nuovi martiri. Eroi a cui va dato tutto il nostro rispetto, ascolto e sostegno perchè la loro terra è anche la nostra… Stop al Nucleare e alle sue scorie!

  2. …Però che io sappia a Chernobyl la natura è rifiorita dopo la catastrofe, proprio per l'assenza dell'intervento umano. Anzi, la sua capacità di smaltimento delle radiazioni si è rivelata portentosa oltre ogni previsione — al punto tale che la zona è stata dichiarata riserva naturale nel 2007 dal governo ucraino.

    La questione è comunque oggetto di disputa, poiché alcuni studiosi sostengono che sì, la natura è ritornata per via dell'assenza dell'uomo — e perciò ci sembra maggiore — ma la biodiversità nel complesso ne risente. Altri, invece, sono dell'opinione opposta e riconducono il calo di determinate popolazioni ad altri fattori.

    Ironicamente, se la ricchezza naturale dipende dall'assenza dell'uomo ben più che dall'assenza di radiazioni, quasi quasi Matsumura avrebbe fatto meglio ad andarsene.

    P.S.: Il mio commento è provocatorio, perché è pur vero che l'uomo non può essere assente totalmente, in quanto partecipa come ogni specie all'equilibrio. Dal momento in cui è comparsa la nostra specie, siamo diventati parte del sistema-natura e perciò la nostra assenza (o estinzione) comporta scompensi alla pari dell'estinzione di altre popolazioni animali.
    P.S.2: Quest'ultima teoria l'ho sentita enunciare da un cacciatore canadese che vive da solo in vasti territori e si è accorto che se egli non caccia un numero congruo (ma non eccessivo) di marmotte, queste si moltiplicano a dismisura devastando l'ecosistema in maniera perniciosa.

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