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L’ora del fax

Disservizi italiani… Oggi dovevo fare un sacco di cose e sono riuscito a portarne a termine circa l’80%. Per una mattinata mi sembra sufficiente per mettermi la coscienza a posto, ma non si sa mai.

Per prima cosa, ho voluto spedire un fax in Australia. Forse per pigrizia o forse per ingenuità ho ritenuto che le Poste Italiane potessero offrirmi il servizio migliore sul mercato. Insomma: il servizio pubblico dovrebbe essere abbastanza concorrenziale rispetto ad altri, per invogliare il cittadino a servirsene.

Alle 09.40 Oderzo Local Time prendo il biglietto P-019. Nel frattempo, una lunga procedura internazionale blocca uno dei due sportelli aperti. La commessa dell’altro sportello chiude anche il suo per aiutare l’altra. Fin qui tutto bene, perché è un caso eccezionale. Una terza persona interviene quindi a sopperire l’altrui assenza. Prende in carico il mio fax.

Molto bene. Sono le 10.00 Oderzo Local Time. A questo punto inizia una catena di eventi che mi porterà molto lontano. Il fax è lento a spedirsi. Nel frattempo la cassiera B, che era intenta ad aiutare la cassiera A e perciò era stata sostituita dalla cassiera occasionale C è ritornata al suo posto, perciò C si occupa quasi a tempo pieno del mio fax, mentre B gestisce chi è dopo di me.
Problema 1. Forse qualcuno se li rubava, ma le poste hanno diminuito i tempi di respawn dei bollettini postali. Detto in termini non nerd (per Ali che non è una nerd), il ricambio dei bollettini è quasi nullo e perciò, una volta finiti, tutti devono prendere il numero, rivolgersi allo sportello, iniziare a compilare il modulo mentre lo sportello gestisce altri clienti e infine reinserirsi in mezzo alla coda creando non poco scompiglio.
Problema 2. Le poste sono state recentemente incaricate di offrire servizi particolarmente complessi ma non distinti numericamente dagli altri. In questo modo, è molto probabile che un paio di pratiche lunghissime blocchino l’intero sistema per qualche ora, mentre c’è gente a cui basterebbero 3 minuti scarsi che invece si trova a sostare per ore.
Problema 3. Alle 09.40 Oderzo Local Time eravamo in tre a fare la coda. Alle 10.10 siamo in 17 e il numero aumenta drammaticamente.
Problema 4. La commessa C, con qualche gesto misterioso, continua a far scorrere i numeri della fila virtuale, creando urti tra anziani che credono sia il loro turno, si alzano a fatica e si vedono poi inaspettatamente “usurpati”.

Tutto questo contesto ha però una premessa:
Lei: “Dove devi inviare il fax?”
Io: “In Australia”
“Quante pagine sono?”
“Quattro”
Si assenta, poi rientra: “Mi dice che sono 4,98 la prima pagina”.
Sorrido.
“…E le altre pagine aggiuntive sono
4,97…”
Sorrido.
…L’una“.
Non sorrido più.
Ormai però sono in ballo, perciò dico: “Proceda pure”.

Nel frattempo scrivo a Space un sms sulla questione e The President si felicita con me per la scelta di risanare l’economia italiana prima della mia partenza.

“Se ha qualche commissione da fare…”
“No”.
“Beh…”
“…Mi sistemerò qui ad attendere”.

E la fila cresce.

10.40 Oderzo Local Time. La fila non è stata ancora smaltita. La cassiera di riserva esce con un plico di fogli.
“Diamo un’occhiata. Vede? Mi dà la linea qui, ma poi non completa l’invio. Guardi lei se c’è qualcosa che non va”.
Controllo: “Di solito funziona subito. Può essere che sia perché laggiù è notte”. Aggiungo tra me e me: “
20 € risparmiati. E dire che spedivo un fax solo perché a casa non trovavo il cavo dello scanner”.
Lei: “Mi dispiace, ma ci sono problemi con il numero del ricevente a quanto pare”.
Mi risollevo: “Allora facciamo così, signora: facciamo che non ci siamo mai visti”.

Esco e respiro a pieni polmoni [colpo di tosse] l’aria opitergina.
Attraverso la strada e mi reco al
centro telefonia/WesternUnion/Internet Cafè etc. etc. etc. in Galleria Rebecca. Entro con decisione: sono anni che voglio vedere com’è fatto il posto.
Silenzio, odore di incenso… musica tribale africana (ma non di quella ritmica: questa era più in stile corale).
Toh, vendono pure shampoo e docciaschiuma. E’ bello diversificare l’offerta.
L’uomo di colore dietro al banco è intento a parlare con una ragazza, mentre svolge altri compiti di money transfer. Ipotizzo un camerunense, perché non conosco bene la geografia. Mi circondano però suggestive immagini di volti neri come la pece circondati dallo stucchevole bianco dei turbanti — colore che per l’Islam vuol dire eleganza assoluta (e massima tolleranza ai raggi solari). Dunque il Sahel… la
terra Sub-sahariana. M’immagino un qualcosa di nubiano, di sudanese, ma è più probabile che si tratti di un Nigeriano del nord. Ovviamente si tratta di congetture etnografiche stile Marcel Griaule (Ali, grazie ancora per avermi insegnato a diffidare di Ogotemmeli).

“Prego!”
“Spedisce fax?”
“Sì”
“Internazionali?”
“Certo”
Consegno i fogli. L’occhio mi cade su un tariffario bene in vista: Fax internazionali — 1,50 € a pagina. Alla faccia delle Poste Italiane! Eppure la tariffa che leggo è assolutamente realistica: pochi giorni fa avevo spedito una pagina da Buffetti e avevo lasciato 5 €. Loro non sapevano le tariffe perché non è un servizio che svolgono di frequente, ma il sottoscritto, precorrendo la disavventura postale, aveva voluto assicurarsi di non lasciare debiti. Poi, a casa, mi ero documentato e in effetti il pacchetto Wind Ufficio propone 1,50 € a pagina… Proprio come nel centro telefonia in cui mi trovo! Il commesso non lo sa, ma sono già diventato un suo cliente.

Proviamo il fax. Gli scrivo il numero. Peccato che il lettore tenda a prendere tutte e 4 le pagine in una volta. Con estrema pazienza, il commesso ci riprova e tutto pare andato a buon fine.
Invece, sorpresa delle sorprese… l’invio si blocca. Il mio uomo ha però l’idea di verificare la linea: basta una telefonata al fax; se squilla libero, è tutto ok.
Purtroppo, libero non squilla e risolviamo in questo modo: scanner, pdf e e-mail spedita da lui medesimo. Gli scrivo il testo in inglese. Nel frattempo, una ragazza (cliente anche lei) si fa gli affari miei con le mie scartoffie, ma non me ne curo: è simpatica e sui fogli non ci sono dati sensibili.
“Australia,” mi dice… “ho un amico là”.
Sorrido ancora: per una volta, i problemi di linea li hanno loro.


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