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I giorni della merla

Le leggende

Mi sono letto la pagina di Wikipedia sui Giorni della merla. Eccone un sunto, le cui prime due storie sono da ricondursi a Sebastiano Pauli, che pubblicò un testo sui Modi di dire toscani (Venezia, 1740).

Leggenda 1. Per attraversarlo con un cannone di grosso calibro, si attese che il Po fosse ghiacciato. Si aspettarono, cioè, gli ultimi giorni di Gennaio — i più freddi dell’anno.

Leggenda 2. La signora di Caravaggio, chiamata De Merli (e perciò “Merla” in gergo popolare) scelse i giorni in cui il Po era ghiacciato per attraversarlo e cercar marito altrove. Da ricerca personale, ho scoperto che Lo Zingarelli (2010) riporta il motto scherzoso “Cercare il merlo“, ma non lo data e perciò non è chiaro se questo motto sia collegato a questa ipotetica nobildonna, poiché qui si chiama in causa il significato di merlo inteso come sciocco e ingenuo.

Leggenda 3. Il merlo è nero, ma la merla è grigia. Pare che un giorno la merla scelse di rifugiarsi in un comignolo per trascorrervi i giorni più freddi dell’anno (gli ultimi di Gennaio). Ne uscì sporca e da allora le merle sono tutte grigie.

Leggenda 4. Ogni volta che la merla usciva a cercare cibo per i suoi piccoli, l’Inverno la tormentava con il freddo e il gelo. Fu così che la merla raccolse provviste e trascorse tutto Gennaio nel nido. Quando le parve che l’inverno fosse terminato, uscì… e questi le scatenò contro tutto quello che aveva per tre giorni. Tale leggenda si collega all’estensione del mese di Gennaio, che nel calendario romano aveva solo 28 giorni.

Secondo il dizionario etimologico, invece, merlo deriverebbe da Merulus ovvero dal diminutivo di Merus, che significa “solo” in latino (da cui l’italiano “mero”). Secondo il sottoscritto, i giorni della merla potrebbero dirsi “giorni della (piccola) solitudine” proprio in virtù delle loro basse temperature. Naturalmente siamo in pieno ambito speculativo — ma è bello anche inventare.

In latino, merlo figura sempre alla prima declinazione, cioè merula, merulae. Il termine, però, non indica solo l’uccello, ma anche un tipo di pesce e un misterioso “organo idraulico”.

L’organo idraulico

Approfondisco sul Castiglioni Mariotti (ed. 1967): l’organo idraulico in questione è citato da Vitruvio Pollione (I sec. a.c.), autore di un trattato sull’architettura (De architectura) che influenzò i rinascimentali (si pensi a Poggio Bracciolini e all’uomo vitruviano di Leonardo) ben più dei medievali.

Haec autem ita fieri debent, ut habeatur ratio firmitatis, utilitatis, venustatis.

Tratto dal Liber I,2: “In tutte queste cose che si hanno da fare devesi avere per scopo la solidità, l’utilità, e la bellezza”.
Penso che Vitruvio citi la merula nel Liber VIII, dedicato appunto all’idraulica, ma una rapida ricerca mi porta invece al Liber X, che descrive vari marchingegni in generale (servendosi dei principi esposti in parti precedenti):

[4] Nec tamen haec sola ratio Ctesibii fertur exquisita, sed etiam plures et variis generibus ab eo liquore pressionibus coactae spiritus efferre ab natura mutuatos effectus ostendentur, uti merularum aquae motu voces atque angubatae, bibentiaque et eadem moventia sigilla ceteraque, quae delectationibus oculorum et aurium usu sensus eblandiantur.

Questo testo è tratto dal Caput septimum. Ne tenterò una traduzione azzardata e improvvisata:

“Né infatti questo solo ingegno meraviglioso fu portato da Ctesibio (il celebre ingegnere, architetto e inventore greco, morto ad Alessandria d’Egitto nel 222 a.C.), ma anche molti altri e con vari tipi di pressione derivante da quel liquido si può spingere l’aria raccolta ad esprimere effetti differenti da quelli naturali: si diletta così il senso dell’udito e della vista con questo gioco, (cioè) ottenendo col movimento dell’acqua dei merli (merularum) delle voci strozzate (=fischi modulati), e aspirando e con lo spostamento di alcuni blocchi (sigilla?) mobili”.

Sicuramente ci sono degli errori in questa traduzione, tuttavia nel tradurre mi sono richiesto se “merli” vada veramente isolato come nome dello strumento musicale, o non vada invece accostato a voces, ottenendo “le voci dei merli” e perciò dando il seguente significato: “tramite il moto dell’acqua (aquae motu), voci come di merli (uti merularum voces) e (atque) strozzate (angubatae)“.

Devo ammettere che quet’ultima traduzione (che ho controllato sui dizionari), mi piace molto. Quell’angubatae lì non lo trovo, però… E’ un’interpolazione medievale? Io ho desunto “strozzate” dal verbo ango, is, anxi, ère. Ho pensato a un participio passato femminile plurale (usato come aggettivo). E se invece fosse una variazione di incubatae? Avrebbe senso: incubare significa originariamente “giacer sopra“. Si tratterebbe quindi di “voci di merli e per di più (atque) sovrapposte”. Si parla dunque di armonia. Sempre che non s’intenda angubatae come un genitivo singolare (e non come un nominativo plurale), al che potrebbe diventare voces merularum incubatae, cioè “voci di merli della covata” — insomma, un pigolio.

Ho ragione di credere quanto segue: l’argomento che sostiene la merula essere un organo idraulico, è circolare. Se è infatti Vitruvio l’unico che ne parla, egli non dice: “quest’organo si chiama merula“, bensì parla (ed è l’unica occorrenza in tutto il libro) di “voci di merule“, cioè “voci di merli“. Pertanto, fatto salvo un uso successivo che accosta il merlo all’organo idraulico proprio a causa del paragone di Vitruvio, ai tempi di Vitruvio non si può sostenere che fosse questo il nome dello strumento.

Il pesce

Alla voce merula, il Castiglioni-Mariotti riporta anche una specie ittica. La citazione è di C. Plinius Secundus (detto il Vecchio) — la vado a cercare, ipotizzando che si trovi nel libro IX della Naturalis Historia, che tratta delle specie di animali marini:

[52] Multi in Propontide aestivant, Pontum non intrant; item soleae, cum rhombi intrent, nec saepia est, cum lolligo reperiatur; saxatilium turdus et merula desunt, sicut conchylia, cum ostreaea abundent. Omnia autem hibernant in Aegaeo. Intrantium Pontum soli non remeant trichiae et Graecis enim plerisque nominibus uti par erit, quando aliis atque aliis eosdem diversi appellavere tractus…

In breve, senza tradurre tutto, si vede che vi sono specie che svernano in Propontide e non nel Ponto. Abbondano alcune specie, ma mancano (desunt) il tordo (tordo di mare, secondo il Castiglioni-Mariotti) e il merlo (di mare). Quest’ultimo è anche chiamato “tordo nero”.


Naturalis Historia e ornitologia

Tornando al significato originario, mi sorge una curiosità: cosa dirà mai Plinio riguardo al merlo inteso come uccello? Lo nomina mai?

[72] Abeunt et merulae turdique et sturni simili modo in vicina. Sed hi plumam non amittunt nec occultantur, visi saepe ibi quo hibernum pabulum petunt; itaque in Germania hieme maxime turdi cernuntur. Verius turtur occultatur pinnasque amittit.

Questa volta mi cerco la traduzione (inglese, del 1993, pare):

Blackbirds, thrushes and starlings also other migrate in a similar way to neighbouring districts; but these do not moult their plumage, and do not go into hiding, being often seen in the places where they forage for winter food. Consequently in Germany thrushes are most often seen in winter.

I merli, i tordi e gli stornelli migrano anche loro in modo simile verso le zone limitrofe. Ma costoro non fanno la muta (del piumaggio) e non si nascondono, essendo infatti visti spesso nei luoghi dove cercano il cibo per l’inverno. Conseguentemente, in Germania i tordi si vedono spesso in inverno.

…E ancora:

[80] Alia admiration circa oscines. Fere mutant colorem vocemque tempore anni ac repente fiunt aliae, quod in grandiore alitum genere grues tantum; hae enim senectute nigrescunt. Merula ex nigra rufescit, canit aestate, hieme balbutit, circa solstitum muta. Rostrum quoque anniculis in ebur transfiguratur, dum taxat maribus.

There is another remarkable fact about song-birds; they usually change their colour and note with the season, and suddenly become different which among the larger class of birds only cranes do, for these grow black in old age. The blackbird changes from black to red; and it sings in the summer, and chirps in winter, but at midsummer is silent; also the beak of yearling blackbirds, at all events the cocks, is turned to ivory colour.

C’è un altro fatto ammirevole che riguarda gli oscini (un tipo di passeriformi). Sovente mutano il colore e il timbro musicale in base alla stagione e si differenziano per questa ragione dalle altre categorie di uccelli, fatta eccezione per le gru — le quali invecchiando diventano nere. Il merlo, da nero arrossisce, canta in estate, balbetta in inverno, ma al solstizio tace; pure il becco dei giovani diventa d’avorio quando raggiungono l’età adulta.

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