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Diario d’Australia

In questo mio primo post dall’Australia ho deciso di non parlare dell’Università che mi ospita, bensì di dedicare qualche parola alla mia giornata di oggi. Sulla prima, infatti, ci sarebbero molte cose da dire — e francamente non credo di averne ancora una conoscenza approfondita; dalla seconda, invece, potranno emergere considerazioni curiose e interessanti.

Waking up is hard to do
Mi sono svegliato relativamente tardi (10.00 a.m.), anticipando il suono della mia nuova radiosveglia targata Audiosonic sintonizzata su Radio 91.45 (pare uno scherzo, ma l’ho comprata in un posto che si chiama Kmart). Ho ovviato al sonno disturbato della notte chiacchierando piacevolmente con i miei genitori che si avviavano verso i loro giacigli. Quindi ho deciso di fare l’esploratore dopo aver consumato un pasto relativamente sano (pollo in “tecia” con olio extravergine australiano, pepe nero in grani, rosmarino e coriandolo in polvere).

Macleod
Mi piace questo sobborgo. Il nome mi dà qualche reminiscenza di un certo Duncan delle Highlands… Non è lontano da Sprigthorpe Boulevard, dove vivo, ma ha un sapore meno snob e più domestico. Il centro è costituito da un parco con qualche patio e giochi per i bambini, una stazione dei treni e una fila di edifici occupati da negozi più utili che graziosi. Sono grato all’Australia per l’esistenza di questi dettaglianti: il problema degli enormi quartieri residenziali di periferia (come il mio) è che per acquisti importanti non si può evitare di recarsi al centro commerciale — come il Northland, che dista un bel po’ di fermate dell’autobus. Da questo punto di vista, Macleod è più amichevole…
Attraverso le rotaie (non c’è un sottopassaggio, ma un elaborato sistema di sensori apre e chiude i cancelli pedonali a seconda del bisogno), mi avvio verso l’edificio principale della stazione (come quella di Oderzo, ma a un piano solo) e ricarico la mia myki card per la bellezza di 6 settimane (261,30 AUD), dissanguando così il mio patrimonio ma garantendomi massima mobilità in tutta l’area metropolitana (un quadrato di 40 km di lato — o forse più).
Mi avvio quindi verso il centro del sobborgo e scopro con piacere che i negozi sono aperti. Faccio qualche acquisto all’emporio dei Cinesi (sì, sono ovunque): mi manca il nécessaire per la colazione e me lo procuro conciliando prezzi bassi e prodotti australiani (caffè solubile Bushmills e biscotti secchi Arnott’s senza conservanti e dolcificanti aggiunti). Compro anche una scatoletta di curry — non si sa mai.
Entro quindi in un localino che ho adocchiato qualche giorno fa. Non credo di averne afferrato il nome, ma ha l’aria amichevole: si trova all’angolo tra due strade e dalle vetrate si spia facilmente la vita paesana. Dentro al caffè, un gruppo di età variabile sta festeggiando (forse un compleanno) con una bella torta al centro della tavola. Mi avvio al banco e scambio due parole con il tipo che gestisce la situazione. “I’d like a coffee… black“. Non mi azzardo ad ordinare l’espresso, perché potrei restare deluso. Il tipo è chiaramente un figo: allenato ma non palestrato, maniche corte etc. Praticamente un attore. Lavora con una ragazza che ha due occhi da paura (azzurro ghiaccio). Li circondano una serie di cameriere/pasticcere/lavapiatti che popolano il locale a vario titolo, tutte tozze in stile nanico/hobbit (i gidierristi coglieranno il paragone). Anzi, ora che me ne rendo conto, ci sono fin troppi lavoratori in un posto più piccolo di casa mia.
Beh, dai, quasi quasi mangio qualcosa. Bisogna sapere infatti che qui a Melbourne ho visto gente così obesa che mi ha messo una voglia di salute spaventosa. Neanche da paragonare al Canada: qui non ci si ingrossa “all’italiana” (panza evvia!), ma ci si allarga in ogni punto del corpo, giunture comprese. Ho il sospetto che c’entrino i fast-food… anche quelli caserecci: quando pasteggio all’università, come al solito non riesco a consumare il pasto medio (che in genere costa 10 sacchi con bibita inclusa) e non riesco nemmeno a convincere il gestore che voglio meno roba a meno prezzo! Inoltre, qui si tende a costruire pietanze estremamente elaborate e composite. A differenza di altri, mi piace molto quello che mangio, ma l’insalatona comprensiva di pollo, bacon croccante (maiale), maionese (uovo), 4 mezze uova sode, patate e prezzemolo mi sembra decisamente eccessiva!
E’ per questa ragione che tentenno davanti al barista (una specie di incrocio tra il Tom Cruise di Jerry Maguire e il Brad Pitt di Seven), poi trovo quello che cerco: è un muffin piccolo, praticamente una tortina. A differenza delle altre pare non esplodere e sembra sana, abbordabile… con sfoglie di cocco e qualche castissimo kiwi candito. E’ mia.
Mi siedo a tavola e gusto l’immeritato dessert. Ottima scelta, prezzo onesto (5.80$). Mi rendo conto di iniziare a capirmi con la valuta locale: un tazzone di caffè e un dolce abbastanza serio e gli lasci giù 5 €, più o meno come faresti al Fond se ordinassi un marocchino e un muffin al cioccolato. Del resto, il minimum wage qui è di 15 all’ora. Questo fatto mi rilassa. Anzi, mi rilassa anche leggere il giornale: l’Herald Sun è pieno di bazzecole, del tipo “Cane riemerge da macerie“, “Calciatori famosi regalano un giorno di gioia ai poveri bambini aborigeni “… insomma, le solite cose. In onore di Spazio leggo pure l’oroscopo — e sembra di avere finalmente un degno concorrente al Branko del Gazzettino (tutto il mondo è Paese!!!).

Verso Hurstbridge
Non è però tempo di gingillarsi. Non devo forse testare la ricarica della mia myki? Ebbene… eccomi salire sul treno per Hurstbridge. Chi è stato a Melbourne si stupirà di questa mia scelta… non era forse meglio il centro cittadino e la movimentata vita del CBD? Beh, ma non è quello che cerco oggi: di questa città voglio prima studiare il confine e vedere fino a che punto è liminare. Ieri, con altri studenti internazionali, siamo saliti sulla Eureka Tower e c’è da giurare che la città non sia solo immersa nel verde, ma anche circondata da lussureggianti colline. Ben venga dunque la mezzora di metro (di superficie) per Hurstbridge e poi back home come se niente fosse.
Lussureggiante, dicevo: beh, nemmeno Springthorpe è esente da questo tripudio di verde. La natura è semplicemente splendida in Australia. Il verde è ovunque e pare che sia vietato costruire case senza giardini. D’altra parte, la città è disseminata di parchi e riserve. I primi, percorribili da chiunque; le seconde, inaccessibili all’uomo e destinate alla sola flora e fauna locale (con tanto di recinzioni, cartelli e marsupiali arboricoli che di notte ti fissano stupiti). Il tutto, poi, ha un vago sapore giurassico. Quando gli alberi a chioma bassa abbondano, i loro cugini più imponenti si stagliano al di sopra del bosco con ciuffi verdi. I tronchi sono rosssicci, begie oppure pallidi, ma mai banalmente marroni. Talvolta, poi, pare che l’albero sia stato scorticato (ma è solo un’impressione) e risulta liscio al tatto come un tavolo da cucina. Tutto è pervaso da un inebriante profumo di resina (soprattutto nei 2 km di parco che mi separano dall’università): come fa notare mia madre, acuta anche nella distanza, probabilmente si tratta del pregiatissimo eucalipto (e, in effetti, annusarlo libera le narici). Primeggia inoltre la felce e spessissimo si odono strani volatili gracchiare in lontananza. Quando poi ti volano accanto, di primo acchito paiono tutti corvi, ma pian piano si scoprono colori variopinti: becchi giallissimi e manti dorati.
Fin qui, la situazione standard. Man mano che mi allontano da Macleod, tuttavia, l’impressione si accresce. Superiamo in mezz’ora colline e conche scavate nel terreno roccioso e rosato. Ci circondano alture dominate da forte vegetazione e, se non fosse per qualche comignolo, le case (che sono ovunque) quasi non si noterebbero. Talvolta si apre una radura ed ecco pascolare dei cavalli, oppure si tratta di un campo di Australian Football. I ragazzini scendono dalle bici e corrono a giocare.
Sulla vettura si avvicenda una popolazione mista, anche se allontanandosi dal centro cittadino si nota crescere il disagio sociale, sebbene in maniera velata. In un certo senso, alcuni soggetti mi hanno ricordato il terribile Paradiso+Inferno, che sarebbe l’equivalente australiano de “I ragazzi dello zoo di Berlino“: zone incontaminate, quartieri soleggiati e relativamente abitabili, ma povertà interiore. Non mancano ovviamente i graffiti, che però con la distanza si fanno sempre più scarni e simili alle tag — nulla a che vedere con i trionfi del CBD (Central Business District). Alcuni giovanotti entrano nel treno con lo skateboard in spalla e una coca in mano e il clima generale è quello di una domenica rilassata e solare, dove si tollerano senza problemi anche gli sproloqui di qualche derelitto.

Qualcuno mi odierà perché in tutta questa esplorazione mi sono dimenticato di tornare in tempo al Lodge — così ho perso un passaggio per St. Kilda Beach, dove si tiene un importante festival annuale. Ritengo però che non sia ancora tempo per confrontarsi con il mare del Bass Straight, tra Tasman e il Great Australian Bight.

P.S.: I commenti sono ovviamente i benvenuti, così come le domande. Mi scuso per la forma diaristica, ma non mi dispiaceva un po’ di auto-riflessione. Se mi cercate sono all’Uni Lodge, 10 Springthorpe Boulevard, Macleod, VIC 3085, Australia. La posta dev’essere però indirizzata a “LA 232 — Uni Lodge, La Trobe University, Bundoora, VIC 3086, Australia“.

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6 risposte a "Diario d’Australia"

  1. Delucidazioni necessarie:
    1 – “Li circondano una serie di cameriere/pasticcere/lavapiatti che popolano il locale a vario titolo, tutte tozze in stile nanico/hobbit” – donne naniche con barba, donne hobbit con grandi piedi pelosi o donnine halfling (tutto piccolo e proporzionato)?
    2 – “una ragazza che ha due occhi da paura (azzurro ghiaccio)” – pics or never happened (imago or giammai accaduto)

  2. ah, se il bar è il MOCHA BEAN CAFE' e il negozio di cinesi è il GIFT CHINA (tenda verde oliva e negozio con servizio chiavi) inizia a preoccuparti perché ti sto tenendo d'occhio da vicino

    scherzo, tutta colpa di google street view

  3. Molto corretto da parte tua.

    1 – La versione Halfling D&D la escludo. Non che non ce ne siano in giro, ma non era quello il caso. La versione piedi pelosi è parimenti da escludere. Resta il nanico, ma per fortuna non avevano la barba: erano semplicemente tozze e piazzatissime (1,60 e più larghe di me!). Ho detto “Hobbit” per via della loro alacrità ai fornelli e dedizione alle pulizie (che tuttavia non conducevano con estrema perizia).
    2 – Purtroppo per ora non posso provare nulla perché non dispongo di fotocamera. Ho in progetto di acquistarne una appena tiro un po' di soldi della borsa di studio (il cui scopo è comunque altro). Ben mi sta dunque e in assenza di prove mi ritiro nel silenzio.

  4. Cazzo, è quello!!!

    I Cinesi però non sono quelli del Gift China (e perché poi ci sono tanti negozi gift?), bensì quelli della IGA (Everyday and Cellars).

    Sei un mito, comunque.

  5. e una gran cosa internet, ed è una gran cosa sentire la NOSTRA voce australiana.Da quello che ci racconti basta poco per rendersi conto di quanto questo mondo è piccolo: il kmart, i cinesi, i nani pasticceri, i graffiti, lo skate, gli oversize, i muffin………L'OROSCOPO!!!!!!!!
    Oggi 13 febbraio per te, per noi domani: 1° decade fonte I-PHONE Space: Oggi siete un pò bellicosi e ciò può non andar bene in ambito lavorativo. Qui fareste molto meglio a comportarvi con discrezione se non volete perdere totalmente colleghi e superiori. Domandatevi cos'è che al momento vi manca per essere felici.
    Probabilmente il vostro punto chiave è la sfera privata. Ascoltando di più il vostro partner, il vostro rapporto si svilupperà in maniera visibilmente più amorosa.
    Aggiungo io: se sei single molto facilmente rispondi alla domanda sul cosa ti manca!!!!
    Se vuoi da domani ti leggo quello di Branko che probabilmente anzi sicuramente è più preciso e senza dubbio alcuno…..”capisssci a mè”…..migliore!
    Intanto buona settimana e continua il diario che è una figata…….vien voglia di cinese, di pollo, di bacon e occhi azzurri ghiaccio!

  6. Molto facile la risposta single, è vero!

    Mi chiedo, comunque: se l'oroscopo di Branko vale dalle 8.00 alle 22.00 ora italiana, vuol dire che vale dalle 18.00 alle 08.00 ora australiana e perciò mi copre serata, notte e mattina successiva?

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