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Diario d’Australia 2: che pizza!

Proprio così: Sabato è il giorno della pizza e merita di essere condiviso con tutti i lettori del blog di Kantiere Misto.

La settimana scorsa mi sono recato da Sinner’s, un po’ per pigrizia e un po’ perché non avevo intenzione di cucinare dopo ore di camminata. Ho avuto così occasione di fare conoscenza per la prima volta di questo delizioso ed elaboratissimo alimento, così come è stato trasmesso agli Australiani dalle nostre madri fondatrici (e padri fondatori) o, più semplicemente, dal mercato globale. Come osserverete dalle foto che seguono, pare un’ibridazione tra una focaccia e una pizza vera e propria, in tipico American style. Il suo punto di forza, secondo me, è il formaggio gustoso, il prezzo abbordabile e la croccantezza dei funghi. Anche le olive non sono male, perché fresche e totalmente australiane.


Da Sinner’s avevo ordinato una Capricciosa. Tradizionale, poco esigente e in tono con il luogo: un piccolo take-away gestito da un ragazzo (che avrà avuto tra i 25 e i 32 anni) e la sua moglie italo-australiana (capelli neri, carina e molto tatuata — quasi a ricordare il diavoletto che spicca sull’insegna del negozio).

Oggi, invece, mi sono recato da Jesse. I vantaggi di Jesse sono i prezzi bassi (AUD$ 8.90 — forse è un franchising), le numerose offerte (“che non potrai rifiutare”) e l’estrema vicinanza al posto dove vivo (80 metri?). Il proprietario mi pare italiano (o forse è ispano-americano). Il figlio mi ricorda un Fabri Fibra un po’ massiccio e c’è pure un indiano che dà una mano un po’ ovunque. Chiedo una Godfather, cioè una funghi, olive nere, peperoni (che qui si chiamano con il nome latino: capsicum) e salamino piccante. Aggiungo anche prosciutto… tanto mi costa un dollaro [errore:vedi sotto]!

Durante l’attesa, osservo la preparazione. Se ne escono dal retro con dei piatti circolari dal bordo alto (stile “4 Cantoni“, ma versione large). Contengono già una pasta bianca e gommosa, che i ragazzi stendono senza troppa con la noia dell’abitudine servendosi di alcuni strumenti non ben identificati (rotelline, manici e cucchiai piatti). Poi il pizzaiolo procede cospargendo la pasta con sugo di pomodoro, poi mette il prosciutto e il salamino (?), quindi il formaggio (già a pezzettini… ma chiaramente non è la nostra mozzarella) e infine le verdure (funghi e peperoni). L’indiano butta tutto nel forno elettrico — credo non esistano i forni a legna, qui. Ne esce una specie di focaccia. Se andate all’ex A&O di Oderzo, troverete la versione surgelata di questa pizza, che non a caso si chiama Americana.


Porto a casa il malloppo e lo apro per degustarlo come si conviene… è il momento dei giudizi.


Senza voler essere troppo critico, ritengo che qui debbano investire un po’ di più sui prodotti locali. L’Australia è una gran produttrice di frutta e verdura, e questo si rispecchia pienamente nei peperoni (deliziosi) e nelle olive (superbe, secondo me). Anche i funghi sono passabili. Mi destano invece sospetto prosciutto, formaggio e pasta — e non dico poco: il primo è tagliato a listelle e ricorda più i cubetti da supermercato che l’affettato (tipico british ham); il formaggio, invece, non solo risulta pesante, ma copre completamente il sapore del sugo di pomodoro, senza valorizzarlo. La pasta risulta molto gommosa, poco digeribile e, a un esame più attento, perfino poco cotta; la ragione è che non si possono usare i forni come i nostri per cuocere un qualcosa di così spesso, se non con la dovuta maestria. Non parliamo infine del salamino, che si limita a riprodurre l’ham di cui sopra, ma un po’ più speziato — niente a che fare con la nostra croccante diavola.

Non sono un detrattore tout court dei gusti stranieri, né del forno elettrico. Provo anche, come vedete, a prendere le giuste distanze da questa piccola aberrazione. Concludo il pasto lasciando quasi metà pizza sul cartone e sentendomi decisamente pieno (non sazio: pieno). Come in gran parte dei servizi di ristorazione canadesi o australiani, ho commesso il solito errore: chiedere l’aggiunta di qualcosa (in questo caso il prosciutto), fatto che rovina il già precario equilibrio calorico di questi super-alimenti. Fortunatamente, l’economia mi viene incontro e questa mezza prelibatezza sarà disponibile anche per il mio pranzo di domani — a prezzo irrisorio.


Scherzavo. Mi sono portato in camera gli avanzi e li ho finiti. Quanto me ne pento, adesso! Preda delle passioni sfrenate, non ho saputo resistere e la gola ha trionfato sulla salute (e dire che ho perso peso, di recente — pare incredibile…). Un saluto ingolfato, quindi, da questa terra arsa dal sole (oggi fino a 37.0 °C) e dove gli allarmi antincendio paiono sempre difettosi.

Quasi quasi mi faccio un sonnellino…

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