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finche la barca và………..non farla affondare!

Stiamo vivendo un’epoca buia dove il mare sembra calmo ma cova la tempesta. Ci troviamo naufraghi su una barca alla deriva: senza rotta, senza timone, con al posto del comandante alcuni esperti di navi che non hanno mai navigato in nessuna acqua se non il laghetto vicino a casa. Tutti sono pronti alle scialuppe e afferrano i salvagenti guardandosi intorno alla ricerca di qualcuno che indichi le procedure giuste per portarli in salvo. La terza settimana di soppravivenza è diventata ormai per molti la seconda e c’è chi ancora crede nel messia che ci salverà dalla tragedia….Un castello di carte gia precario è stato ultimamente ampliato: si sono costruite nuove stanze vuote togliendo alcune carte dalle fondamenta. Anche attaccarsi alla canna del gas può costare caro visto gli aumenti…..e l’unico elemento volatile a buon mercato sono le innumerevoli chiacchiere di incompetenti rappresentanti in tv. Sembra che tutto d’un tratto il gioco si sia rotto e bisogna a tutti i costi rattoparlo in fretta prima che il bimbo si svegli, pianga e faccia i capricci. Stiamo vivendo un’epoca che nel nostro placido mondo non c’è mai stata……..le vacche grasse son finite e quelle magre se la passano molto male.
Dove trovare quello che serve? A chi chiedere aiuto? Chi sacrificare per salvare tutti gli altri?

Un dilemma quasi Shakspeariano, se sia meglio dormire o morire …….far finta che tutto procede e resistere o disperarsi e alzare le corde al cielo e lasciarsi penzolare?


La disperazione ha mietuto un sacco di vittime tra le genti del nostro paese e chiederà ancora il suo prezzo……..tutto è ancora lontano dal finire e ciò che ci aspetta non ha rosei colori.

Sarebbe bello poter parlare di ciglio del baratro ma non si può osservarlo dall’interno della fossa……..Non vorrei passare per un pessimista: stò solo cercando di descrivere una situazione sperando da questa analisi di poter stimolare la ricerca di una soluzione.
Un grande uomo un giorno mi disse -: Vedrete torneremo a stecchetti, ricordatevelo…:- se fosse qui forse si meraviglierebbe di quanto secchi sono questi.
Ma io non sono un uomo negativo, credo nella speranza, nel fatto che domani può essere sempre un giorno migliore di questo……… Penso siano le aspettative le prime cose che dobbiamo abituarci a cambiare, in fondo per essere felice basta molto poco…….un buon pasto anche se piccolo, una chiacchierata con un buon amico, due passi con il cane, un buon libro delle buone ore di riposo. In realtà siamo stati abituati male!. Chi come mè è cresciuto in questi ultimi ventanni ha sempre vissuto ben al di sopra delle proprie aspettative, immaginandosi un futuro sempre migliore, qualcuno ha combattuto per ottenere quel poco che ora possiede e ora che venti da ovest si sono portati via tutto con poche folate vede come alternativa solo spazi angusti tre metri sotto terra.
Non trovo giusto che ci si occupi poco, dando poca visibilità a queste tragedie o liquidandole con poche righe…..
Ho cercato per due giorni dei link che presentassero bene la dimensione del problema almeno in Veneto,le cifre sono discordanti ( c’è chi dice 30 chi 50 chi 60 suicidi di imprenditori in tre anni), e ci si limita a commentare o a fare il cosidetto coccodrillo allo sfortunato di turno.
Qualcuno si è spinto fino a scrivere e pubblicare finte ultime lettere dei suicidi, altri hanno pubblicato liste di nomi contravvenendo al diritto di privacy del defunto e delle loro famiglie.
Il problema è grave e si stà cercando di trovare dei rimedi.

Associazioni di categoria e governo regionale discutono per arrivare a costituire un fondo di finanziamento per arginare l’emergenza:
http://www.pmi.it/economia/finanziamenti/news/53616/veneto-aiuti-alle-pmi-per-fermare-i-suicidi.html

Il mandamento di Asolo.Montebelluna ha attivato anche un n. verde “Life Auxilium”:
http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2012/16-marzo-2012/nuovo-numero-antisuicidi-una-chiamata-giorno-2003703824661.shtml

La mia impressione però da questa mia breve ricerca è che in realtà molto se ne parli e troppo velocemente si liquidi con la sola questione economica.
La scelta di fornire supporto psicologico, legale e altro in forma gratuita o agevolata a chi è in difficoltà può essere utile a prevenire alcuni casi ma non bisogna dimenticare che di suicidio non si muore solo in tempi di crisi e per motivi economici. Stime parlano di una media di quasi 3000 morti all’anno su tutto il territorio nazionale e alla base c’è sicuramente la fragilità dell’individuo e di questa società che lo cresce…….lo educa. Promesse, illusioni e delusioni cercando di vivere dignitosamente e poi ci si sente lasciati indietro da soli, ci si sente di troppo, come se si fosse il problema e non la sua estrema conseguenza. I più deboli si trovano a combattere battaglie che per questi individui diventano guerre inaffrontabili.
L’unica soluzione diventa eliminare il problema alla radice e con questo annientare se stessi….si spera di trovare con questo la pace e garantirla a chi ci si lascia dietro.
Se il suicida potesse tornare indietro si accorgerebbe che non è così e che la “stupidità” di quell’azione di un’attimo, comporta reazioni nel suo ex-mondo perimetrale (fatto di familiari e amicizie) devastanti. Chi si uccide lascia dietro a se domande, rimorsi, problemi non risolti (anche di tipo economico e burocratico)……e questo dovrebbe bastare a far desistere chiunque dall’intento distruttivo, ma non è così. In ultima mia analisi io considero il suicidio, pur rispettando totalmente e comprendendo chi lo compie, l’estrema manifestazione di una società egoista non in grado di proteggersi da se stessa e che mette al margine, liquidando con un “Ognun pensi per se” , quelli che in realtà un’aiuto negli sguardi lo hanno chiesto almeno una volta. Non si è attenti a certi segnali perchè non siamo più abituati all’ascolto e al dialogo. C’è in ognuno la presunzione di farcela da solo, pensiero alimentato dall’orgoglio o dalla vergogna.
Questo è in parte frutto di un sistema che ci ha abituato a seguire modelli “vincenti”, ad allontanare il fallimento e perseguire il successo a tutti i costi.
Simboli con i quali manifestarlo: i soldi, il macchinone, le donne……. quando tutto questo viene a mancare e ci si scopre falliti, non in grado di mantenere tenori di vita o semplicemente aspettative che si immagina altri abbiano nei nostri confronti…..in quel momento il tarlo inizia a scavare e lavora bene pazzientemente e a lungo.
E’ indubbio che ci si suicida anche per motivazioni diverse, anzi ogni suicidio è a se, comune è solo l’inevitabile conseguenza. Io non ho la pretesa di dare una soluzione in queste due righe, voglio solo presentare un’argomento, immagino molto pesante, che mi ha toccato e che mi inquieta quando ne sento la notizia. Penso di non sbagliarmi nel dire che ogni essere umano affronta nella sua vita prima o poi il tema della morte e si trova almeno una volta in tutta la sua esistenza ad avvicinarsi al ciglio e guardare giù nel baratro. Tutti sono sicuro lo fanno prima o poi, alcuni restano affascinati dal buio che vedono e decidono di conviverci, pochi (ma pur sempre troppi) invece ne sono così rapiti da annullarsi e farsi avvolgere dalle tenebre.
Cosa ti impedisce di saltare il fosso, cosa frena tutti: forse la paura, il dolore…….
Si dice che per suicidarsi ci vuole molto coraggio…..io sono dell’idea che per vivere ce ne vuole molto di più. Ogni mattina quando apro gli occhi e vedo che un nuovo giorno si sveglia con me, non mi preoccupo che sia buono o cattivo ma spero di viverlo a pieno assaporando ogni singolo respiro e battito del mio cuore. Le mie aspettative non sono più grandi di quelle che ha il mio cane e non inseguo illusorie promesse di gloria…..il successo è frutto dello stesso egoismo di cui è intrisa la nostra civiltà e da dipendenza come le altre droghe, inventate per aiutarci a sopportare il peso dei giorni e affrontare più disinibiti le barriere sociali.
Come ho scritto sopra non pretendo di avere soluzioni al problema ma ho iniziato anni fa un percorso, imparando a parlare, a dire quello che penso, ad ascoltare, cercando aiuto quando mi serviva e dandolo quando e come potevo. Orgoglio, solitudine, vergogna……e molto altro sono parte di un problema che cova dentro noi stessi e che non dobbiamo aver paura di manifestare.
Qualcuno disse -: CHIEDI E TI SARA’ DATO:- (frase che vale in entrambe le direzioni del avere e del dare) è proprio di questo di cui non dobbiamo aver paura …..chiedere, chiedere e continuare a chiedere anche se le porte continueranno a chiudersi. Conosco persone che pur non avendo niente, non hanno scelto la strada più facile hanno chiesto aiuto, e continuano a donarsi senza aspettarsi niente in cambio…. sembrano piccoli uomini ma sono dei giganti e a loro io penso quando mi trovo in difficoltà.
Siamo navi che navigano a vista in balia di un mare prossimo alla burrasca, in attesa dell’onda che ci porterà a picco, nonostante tutto siamo ancora qua a remare, a combattere,a vuotare con il secchio l’acqua che da poppa si insacca nello scafo………non avrai il mio scalpo tanto facilmente …….dovrai venirmi a prendere e tirarmi giù a forza…..io resisterò fino all’ultimo mio pezzo sulla scacchiera, perchè è questo che sono un giocatore agguerrito!

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