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Stati Uniti e tortura: scelte illogiche

Come dimostrato dalla testimonianza di questo insider, la risposta degli U.S.A. a quello che si credeva essere una “minaccia esistenziale” alla loro nazione, non solo fu caratterizzata da falsità e menzogne, ma anche da grande stupidità e inefficienza.

Assistenza medica in Corea: “Tranquillo, vecchio: non è la prima appendice che tolgo!”

La tortura si svolgeva a braccio, secondo regole empiriche derivate dall’esperienza della Guerra di Corea. Nessuna delle persone coinvolte aveva esperienza in ambito psicologico o nel trattamento di informazioni. Bisogna infatti sapere che esistono molti studi su come il comportamento individuale sia condizionato da minacce, situazioni di stress, etc. Altrimenti non si capirebbe come mai in certi ambienti investigativi l’interrogatorio sia divenuta un vero e proprio sapere, che mescola aspetti scientifici a trucchi e inganni volti a svelare ciò che uno nasconde.

Dal genio di Rubens…

Le direttive della CIA  erano stupide e assurde. Incredibile che un’organizzazione con tanto potere non utilizzasse i metodi migliori per il recupero di informazioni. Anzi, forse è proprio l’eccesso di potere ad aver impedito ai suoi detentori di svolgere scelte razionali.

Chissà questo a cosa serviva…?

Ecco un esempio: “Chi non parla nasconde informazioni”. Oppure: “Chi non risponde alle domande nasconde informazioni e perciò necessita di un trattamento più duro”. Ora, come Beccaria stesso ha dimostrato nel XVIII secolo, l’inasprimento della punizione e la tortura, nel migliore dei casi, producono confessioni fasulle che, invece di aiutare, ostacolano le indagini.

Un libro che ha venduto più per le immagini che per i contenuti.

La tortura non è dunque solo eticamente sbagliata, ma anche razionalmente sbagliata. Intendiamo la ragione al modo di Weber: ragione come calcolo. Immaginiamo ora di voler ottenere un risultato o risolvere un problema… se veramente vogliamo risolverlo allora siamo tenuti a usare i migliori mezzi a nostra disposizione. Dobbiamo dunque adottare metodi razionali, cioè (in senso molto riduttivo) adatti al tipo di risultato che vogliamo conseguire. Il contenuto di tali metodi non è in discussione: il metodo più ragionevole per convincere una persona potrebbe non essere una dimostrazione argomentata, ma magari fare appello alle sue emozioni. Fatto sta che, anche se poi il contenuto del metodo è irrazionale (emotività, etc.), la sua scelta dev’essere ragionata, altrimenti non si capisce che cosa si vuole ottenere e ne risulta una personalità dissociata, che non sa bene quello che vuole perché si pone degli obiettivi e poi non si comporta nel modo adatto ad ottenerli.

Rorschach IV

Cosa diremmo di una persona che si comporta in questo modo? E’ una persona che ha problemi, che si culla in un sogno di successo ma poi non si sforza di realizzarlo. Una personalità delusional, che non fa che fallire sistematicamente i propri obiettivi. Un incoerente imperdonabile… magari in buona fede, ma incoerente.

L’università, oggi

 Sicuramente ognuno di noi ha qualche aspetto delusional nella sua vita. Li si possono limare con un po’ di autoanalisi. Lo studente che vorrebbe un buon voto ma poi non studia è un buon esempio… se però ammette a se stesso questo problema, allora potrà fare una scelta: dello studio non gli interessa e perciò va a lavorare, oppure finalmente sconfigge le proprie resistenze e si mette di impegno.

“Papà, ma solo una mela? Tu non mangi niente?”
“Vieni, giovanotto, ti porto a fare una passeggiata!”

Immaginiamo però che un apparato statale viva questa situazione di “schizofrenia esistenziale” (uso “schizofrenia” in senso non psichiatrico), in cui si ordinano e si fanno cose che in realtà sono ben poco efficaci nel realizzare gli obiettivi proposti. Diremmo allora che c’è un problema (e forse più di uno). Diventa pertanto legittimo chiedersi quale sia l’obiettivo nascosto, ossia quello scopo numero 2 che viene realizzato applicando metodi inefficienti al perseguimento dello scopo numero 1, che è lo scopo dichiarato. Ci sarà dunque un obiettivo implicito che costituisce la conseguenza reale (e non la conseguenza presunta) delle azioni concretamente intraprese per realizzare un altro obiettivo. Per coloro che vi partecipano in buona fede, l’obiettivo secondo è qualcosa che costoro ignorano o che non ammettono a loro stessi. Per altri, i manipolatori, l’obiettivo secondo è ben chiaro, ma non ne parlano poiché essi raggiungono questo scopo proprio dichiarando di lavorare per un diverso fine. Anzi, forse il fine “implicito” non sarebbe nemmeno raggiungibile se non fosse mascherato, ma ora siamo entrati nel campo della speculazione infruttuosa.

Qualunque cosa dirai potrà essere utilizzato contro di te in tribunale

Proverò perciò a rielaborare l’argomento con un esempio e un’argomentazione differente. Ipotizziamo che, come è accaduto all’insider della CIA, io telefoni al mio capo e gli dica quanto segue: “Sono uno dei massimi esperti nel mio campo nell’interrogazione non violenta dei prigionieri. Non solo ho un’esperienza pluridecennale, durante la quale i miei errori e successi nel campo mi hanno insegnato trucchi e segreti che altri non conoscono: ho pure studiato numerose teorie, tecniche e tecnologie che mi consentono di analizzare le risposte, interpretare la personalità del soggetto con una buonissima approssimazione e leggere i dati biometrici che mi consentono di individuare i suoi tentativi di menzogna. Non pago, ho voluto comunque dubitare di me stesso e mi sono rivolto ad esperti che reputo di grado pari o superiore al mio nel mio stesso settore. La risposta è unanime: quest’uomo non risponde perché non può rispondere. Non conosce le risposte”. Al che, il capo della CIA, al telefono… “Se non può rispondere, vuol dire che ci nasconde qualcosa”.

Jonah Jameson: quando non sai se il tuo capo è un bastardo o un imbecille

Analisi della situazione: o il capo della CIA è uno stupido, oppure non vuole ottenere delle risposte… vuole semplicemente ottenere dei risultati, di qualunque tipo essi siano. Veri o falsi non importa. A lui basta avere qualcosa di nero su bianco con cui lavorare o far finta di lavorare. Vuole poter dimostrare che quando la gente passa sotto di lui canta come un usignolo e chissenefrega se la canzone non dice cose vere. Insomma, non accetta un niente come risultato. Gli basta un qualcosa. Qualsiasi cosa.

Ospitalieri. Chiamati “Diavoli neri” dalla popolazione locale.

Se il capo è in buona fede, allora mente a se stesso (e qui ritorna l’argomento dell’imbecille). Se invece sa benissimo che con la tortura si finisce per ottenere informazioni false, allora egli agisce così per uno o più dei seguenti motivi:

  • Mostrare ai suoi superiori che ottiene risultati (vedi sopra);
  • Generare terrore gratuito;
  • Alimentare la macchina burocratico-mediatica di cui è servitore.

Tutti e tre i casi sono agghiaccianti. Ovviamente tutti e tre presumono che il capo, quando dà risposte “stupide”, sappia benissimo quello che sta facendo. Moralmente è più corretto questo ragionamento, poiché dovendo scegliere se interfacciarci con una persona stupida o intelligente, preferiremmo tutti che l’interlocutore fosse intelligente. E’ anche una forma di rispetto nei suoi confronti.
Perciò rispettiamo il capo CIA e pensiamo che non sia un idiota. Se non lo è, allora è malvagio, perché non gli interessa la verità, ma semplicemente far funzionare la macchina di cui egli stesso è un ingranaggio. Che importa se il torturato farà nomi falsi? L’importante è che abbiamo nuovo materiale e che dunque potremo andare a prendere queste persone a casa (“rapirle” grazie a una legge che ci consente di non giustificare il nostro operato se non in termini di efficienza), rinchiuderle (anche per 10 anni), interrogarle e torturarle, ottenere altri nomi e così via. Non importa se basiamo l’intero sistema sulla menzogna. L’importante è esserci ed esser attivi e mostrare di produrre qualcosa. Qualunque cosa!

No, cara. Capisco che ti sia confusa col titolo del post, ma di te parliamo un’altra volta.

Questa idea è così interessante che la chiamerò capitalismo dell’intelligence. Produrre a tutti i costi, oliare la macchina. Etica e verità sono solo accessori.

Il “Patriot Act” è una delle più grandi acquisizioni del Nuovo Secolo: una democratica rinuncia ai propri diritti.

Funziona così bene, che possiamo permetterci pure di modificare la politica a nostro favore. Poiché noi (noi = CIA) incarniamo la ragion di stato, ne consegue deduttivamente che chi è contro di noi è contro lo stato. Ah, il vecchio argomento totalitarista! Istituendo un confine arbitrario, decidiamo che chiunque non è con noi è automaticamente contro di noi. Poiché poi noi incarniamo il bene, tutto ciò che è contro di noi è simmetricamente male. Conseguentemente, l’agente CIA che denuncia i malfunzionamenti del sistema è additato non come un patriota, ma come un Nemico. I suoi colleghi gli dicono che non si dovrebbe fare: esporre i panni sporchi equivale a dare armi al Nemico per distruggerci. Similmente, il nostro obiettivo diventa non più un nemico effettivo, ma un’idea di Nemico che riassume in sé tutto ciò che non siamo: Saddam, Al-Qaeda, l’Islam in generale… Che importa se, come dice l’insider, Al-Qaeda è presente in soli sei Stati (e, mi è dato di capire, molti sono stati del Sahel)? Poiché Al-Qaeda a sua volta si identifica con tutto l’Islam, noi le facciamo il piacere di darle ragione e così ci mettiamo contro tutto l’Islam… anche contro i cittadini americani di fede islamica. Perché? Perché la loro stessa fede li rende automaticamente candidati al tradimento.

Il papà dell’argomento ontologico in una raffigurazione tarda e idealizzata.

La CIA ha ragionato (e continua a ragionare) come il Dio di Sant’Anselmo: “Dio è il bene, perciò non può sbagliare”. Ossia: “Se Bene = Assenza di errore, Se Dio = Bene, Allora Dio non può sbagliare”. Peccato che l’intero ragionamento sia meramente speculativo: argomento valido, ma che non ci dice nulla al di fuori dell’universo logico in cui si rivolge (not cogent).

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