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CHE DIRE DIPPPPIU’

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Sono di nuovo qui, davanti al computer, con la pagina bianca di questo blog che mi osserva e dice -: Allora….. dai…… che vuoi scrivere oggi…… di cosa vuoi parlare……?:-  Io la osservo e dentro di me qualcosa mi agita ed emoziona; ora non so se capita a tutti quelli che scrivono abitualmente ma quel bianco della schermata e il cursore che pulsa ininterrottamente, scatena in me una irrefrenabile voglia e un prurito  tale, da non poter trattenermi dallo scrivere qualcosa. Questa mia incontenibile smania di ticchettare sulla tastiera, non cambia la domanda che comunque resta la stessa: COSA SCRIVERE!?

Girando e rigirando…… tra le varie cose che mi ronzano nella testa…..un’idea in particolare attrae la mia attenzione, sarà forse questo l’argomento di questo post?

Prima di iniziare però, devo essere completamente sincero: l’argomento di cui parlerò in questo post….. viene da un’idea che non è totalmente mia, anzi lo spunto è di mia moglie. E’ stata infatti lei qualche giorno fa a dare il là a questa mia osservazione.  L’assunto di questo mio dibattito è che alla mia dolce metà piacerebbe vivere in una casa PLASTIC FREE.

Devo essere totalmente onesto nel dire che l’idea inizialmente mi ha fatto sorridere e commentare l’impossibilità della cosa. Ripensandoci però in un secondo tempo e volendo raccogliere questa istanza, che tipo di condotta si dovrebbe mantenere per raggiungere questo virtuoso risultato?

Nel corso di questa lunga giornata, riflettendo su questa domanda, ho avuto modo di confrontarmi con alcuni amici e di osservare con più attenzione l’argomento in questione da punti di vista diversi, sono quindi giunto ad una mia personale opinione in materia che di seguito condividerò con tutti voi.

Il punto principale della questione HOME PLASTIC FREE è che oggi come oggi è veramente difficile fare a meno della plastica come materiale di uso comune. Siamo letteralmente immersi nella plastica. Persino i tasti del computer che stò cliccando, scrivendo questo post, sono di questo materiale.  Involucri di plastica, avvolgono il nostro cibo,  contengono la nostra immondizia, girano in forma di mestoli nelle nostre pentole e senza voler considerare i piatti, le posate e i bicchieri usa e getta, non riesco a trovare una stanza della nostra casa in cui non siano presenti almeno uno o più oggetti fatti di questo materiale.  Televisori, radio,  frigoriferi, manopole, maniglie, cornici dei quadri….  palette e scope per pulire, terrine, porta posate, vasi per caffè, the, e per differenti alimenti, contenitori per detersivi e addirittura micro capsule sbiancanti nel dentifricio.

Si insomma ne consegue che l’operazione PLASTIC FREE non si presenta per niente facile da mettere in pratica, almeno in una fase iniziale.  Passare da una casa platic frendly a una 0 % plastic tollerance, richiederà sicuramente un tempo per niente breve e fasi ben ponderate e calcolate.

Primissima cosa però da fare è cambiare il paradigma che ci vuole consumatori, frettolosi,  non attenti e poco critici: ergo imparare a fare una corretta spesa, nel modo giusto, nei tempi adeguati, scegliendo opportunamente cosa, come e perché acquistare un prodotto piuttosto che un’altro. Quali valutazioni e quali considerazioni fare prima e durante la spesa in un qualsiasi supermercato o centro commerciale?

E proprio questo cambio di mentalità e di approccio al consumo che stà alla base  della prima fase del percorso di affrancamento dal dominio del Plastic Universe.

Nell’impossibilità di liberarci da un giorno all’altro di tutti gli oggetti in plastica che arredano le nostre case, condividendo con noi la nostra vita di ogni giorno, iniziamo intanto con il non aumentarne la quantità e con lo scegliere cosa portarci a casa oppure no!

Definirei questa prima fase con il termine: PLASTICK NO SCICK! Uso questa frase ironica e poco ortodossa per esprimere un concetto….: essere consumatori al giorno d’oggi non vuol dire assecondare il mercato, essere di tendenza o seguire la moda, ma riguarda scelte etiche, di sostenibilità, di eco-compatibilità. Quindi sarebbe il caso di smetterla di inseguire il nuovo prodotto alimentare da provare,  quello con più packaging e pubblicità che sapore; oppure smetterla di vestirsi con capi sintetici, da usare una sola stagione, seguendo più la frenesia dello shopping compulsivo che la logica della comodità,  del buon senso o di scelte di qualità e durata.

Non ho una ricetta per resistere alle ammalianti promesse del marketing, ognuno dovrebbe sviluppare anticorpi personali nei confronti delle lusinghe della pubblicità, ma ,a parte questa mia velata critica ad una certa comunicazione truffaldina, che mira solo all’aumento delle vendite, la questione non cambia….. come ridurre il nostro consumo di plastica? Proporrei quindi intanto un piccolo vademecum di qualche punto, implementabile da chiunque lo voglia con i propri suggerimenti.

Ecco i miei:

punto 1:  evitare l’acquisto di bevante, acqua e bibite che non siano contenuti in recipienti di vetro o alluminio.

punto 2: utilizzare borse in stoffa o scatoloni per portare la spesa a casa e se gli articoli sono pochi portarli in macchina a braccia.

punto 3: acquistare surgelati in scatole di cartone e non in sacchetti di plastica

punto 4: rinunciare ai vari snack in sacchetti di plastica (merendine, patatine, pop corn..) ed eventualmente imparare a farseli in casa partendo dalle materie prime

punto 5: stare attenti ai piccoli elementi plastici nelle confezioni ( reggette che legano le lattine di birra o che uniscono senza un senso due o più prodotti)

punto 6: scegliere prodotti con packaging in cartone, alluminio, vetro, carte cerate ( vedi formaggi e affettati)

punto 7: acquistare prodotti freschi ai banchi salumi e formaggi e preferire i supermercati che adottano packaging sostenibili in questi reparti.

punto 8: rinunciare a tutti quegli oggetti in plastica da cucina o bricolage in esposizione nei supermercati e privilegiare l’uso di oggetti di vetro e metallo.

punto 9: leggere attentamente le etichette dei prodotti e valutare oltre agli ingredienti e al prezzo, la distanza del produttore dal punto vendita, la riciclabilità del packaging, la coerenza produttiva dell’azienda ( non puoi avere lo stesso prodotto confezionato sia in contenitori riciclabili che in quella di plastica)

punto 10: usare la propria testa e prendersi del tempo per fare la spesa. Scegliere accuratamente i prodotti tenendo a mente che ogni oggetto acquistato ha una componente di rifiuto in se che viene pagata per poi essere solamente smaltita. Conviene quindi acquistare sempre il prodotto che ha la componente di rifiuto annesso, più bassa.

Direi che con questo ultimo punto potrei concludere questo post….. ma sarei molto contento se altri sulla spinta della mia provocazione aggiungessero i propri punti e dessero una mano a promuovere l’abbandono della plastica come imballaggio usa e getta.

Questo post non ha pretese di insegnare niente a nessuno ma vuole essere solo di stimolo a pensare diversamente a quello che è il nostro impatto quotidiano sull’ambiente.

Per piccole che sono le nostre scelte, messe insieme a quelle di tanti altri, possono generare grandi cambiamenti: in questo io credo profondamente e non ho altro da dire.

Un saluto e alla prossima.

 

 

 

 

 

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