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INTERMISTE @Area Expo Venice Rock&Doc Festival

OSVALDO CIBILS

-Riprendo l’intervista pubblicata il 18 agosto, qui con alcune aggiunte da uno scambio di mail con Osvaldo-

Chi è passato all’area Expo del Rock&Doc lunedì 16 luglio, ha potuto osservare all’opera Osvaldo Cibils,intento a realizzare la dinamiche delle sue rette, proprio per noi.
Osvaldo ha iniziato nella serata a imbiancare la tavola e di seguito, con una squadra da 30 cm e del nero acrilico, ha tracciato il movimento di rette, tutte rivolte verso il centro del pannello, ma con diverse inclinazioni.
Insieme a lui c’è Fiorella Alberti, sua moglie.
Ha finito in serata, sotto gli sguardi incuriositi dei passanti.
Anche a Osvaldo e Fiorella abbiamo rivolto qualche domanda.
K Se qui dalle otto, per il concorso In arte abile-Inalterabile non hai presentato un’opera finita, ma hai incluso la sua stessa realizzazione.
O Si mi piaceva realizzarla qui, al festival.
K Lo hai già fatto in altre occasioni?
O Sì sì, questa è la numero sei. E’ una serie, ne ho già fatta altre a Trento, Nomi, Mezzolombardo e ne ho inviate allcune a Berlino, USA… La Coruňa.Talvolta le faccio sulla tela… l’ho spedita spero sia arrivata!
K Ci parli dell’opera che hai fatto qui stasera?
O Mi piace molto lavorare con le righe, con l’acrilico, su una qualsiasi superficie: tela o pannello o mura.
K Hai usato una semplice squadra da 30 cm, quella che fanno usare a scuola per la geometria.
O Sì, è stato fatto apposta! Volevo che fosse un oggetto familiare. Allo scopo non serviva uno strumento particolare, solo qualcosa che mi aiutasse a tracciare delle rette della stessa misura. …ed è molto comoda da afferrare.
Si tratta di una esplosione ed allo stesso tempo di una implosione. Io lo vedo come un movimento che va e viene.
K Tu riempi man mano tutto il pannello, non procedi a sezioni.
O Mi piace che ogni riga prenda una relazione con le altre righe, ed è verso la metà del lavoro che il flusso prende forma.
Io la vedo un po’ come le relazioni umane. Si muovono nel territorio, si sistemano, per assestarsi.
F Può sembrare che talvolta una si appoggi sull’altra o che una non lasci passare l’altra, dipende da come lo vedi.
K E’ quasi una metafora delle relazioni tra le persone.
O Si, è una metafora… mi piace stabilire una riga e relazionarla con le altre dentro uno spazio determinato e inoltre una riga non è solo una riga se non un insieme di punti.
Ne ho fatto un’altro a maggio, a Trento, su una tela tesa su un pavimento, 3×2 m. Si trattava di un’opera partecipativa. Siamo stati nella piazza 12 ore, le persone che passavano lanciavano un sasso che diventava uno degli estremi della retta.
Era all’interno di una fiera e le persone si sono appassionate. Venivano lì apposta per lanciare il sassolino. Una signora è tornata con la figlia di due anni.
F In quell’occasione èn stato molto bello vedere come le persone davano un valore alla linea. Dicevano “Quella è la mia linea”.
K C’è un filone artistico che ti ha ispirato, qualche artista?
O No, all’inizio hai sempre qualcuno che ti spinge a fare qualcosa, io ho iniziato con i fumetti. Quando si è esaurita quella vena, ho iniziato a fare esposizioni e ora porto in giro le mie righe [ride].
K Come sei capitato qui da noi?
O Ho visto sul web il vostro bando, mi è piaciuto molto il nome della vostra associazione! Ho presentato questo e altri lavori che avevo fatto ed è andata bene!
Qui mi sono trovato molto bene.
K E ora dove andrete?
O Non lo so! Domani andremo a casa. Abitiamo qui in Italia da sette anni, qui abbiamo un figlio, studia a Trento.
Nostro figlio mi ha “rinnovato”: lui fa la break dance ed è sempre in giro. Mi ha stimolato a viagiare con la mia arte.
K Quindi siete un raro esempio di genitori che sono stati ispirati dai figli!
O e F Bhe prima lo avremmo anche ispirato noi, lui poi ci ha “restituito” uno stimolo.
A dire il vero lui ci critica molto, la sua è un’altra estetica. Osvaldo lo prende in giro, perché dice che adesso ha trovato anche lui la sua crew!
KQual è il significato del titolo della serie di opere: Caracolaplysia?
O Il nome “caracol Aplysia” (caracolaplysia) l’ho trovato in un libro di scienze cognitive, ed
è un nome che già lo avevo utilizzato nel 2002 e poi nel 2009 per un progetto internet.
La lumaca Aplysia è un organismo primitivo molto semplice utilzzato dal Dr. Kandel per fare sperimenti su l’apprendimento, ecc.
KCome nasce la tua riflessione sul territorio, lo spazio e la relazione con le persone che lo
occupano?
O Non sono certo di avere una qualche riflessione sul territorio… e sulla relazione con le
persone, faccio come tutti:
durante un certo tempo imparo a fare qualcosa e quando sono pronto, se ciò mi fa stare
meglio, lo offro agli altri e così, forse anche loro potranno avere qualcosa di diverso.
Silvia Bello
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