australia · coccodrillo · fantasy · Giorgio · glaciazione · http://schemas.google.com/blogger/2008/kind#post · marsupiale · megafauna · mitologia · Queensland · sanctuary · sapiens · struzzo · thylacoleo · Würm · wildlife

Size matters! (Geography, Biology, Paleoanthropology, Mythology, and Literature)

Lasciate che vi parli un po’ del Thylacoleo carnifex, ovvero il Leone marsupiale.


Thylacoleo carnifex

Questa bestiolina alta 75 cm al garrese e lunga 1 metro e mezzo dalla testa alla coda possiede uno degli apparati mandibolari più forti (se non il più forte) mai trovati in un mammifero. Certamente abbiamo traccia di altre specie di successo appartenenti a quel sottogenere dei Carnivora chiamato (genere dei) Feliformia: è ad esempio il caso di tutti quegli animali con i denti a sciabola: la famiglia delle Nimravidae, quella delle Barburofelidae e, nella famiglia delle Felidae (“felini propriamente detti”), la sottofamiglia delle Machairodontinae.

Nel caso del Thylacoleo carnifex (ci piace molto la parola carnifex), un individuo di 100 kg poteva esercitare una pressione mandibolare paragonabile a quella di un Leone Africano di peso più che doppio (Panthera leo leo). Il passo successivo è chiedersi di cosa si nutrisse un tale predatore.



Avvistamenti di grandi felini negli ultimi 10 anni.
Fonte: Scientific American Blog

In effetti, dalla sua struttura scheletrica si deduce che non fosse un eccellente corridore. Inoltre, le sue fauci lo rendevano un formidabile uccisore di grandi prede, ma un incapace cacciatore di piccole bestie e roditori. Il suo insuccesso evolutivo è, infatti, legato alla scomparsa dei grandi erbivori dal territorio australiano. Certamente c’è chi, come l’Herald Sun (un tabloid da quattro soldi), specula ancora sulla sua esistenza (tranqulli: ho letto tutto l’articolo al bar: si confondono le bestie scampate dal circo con il loro “progenitore” del tardo Pleistocene).

Il mio ultimo avvistamento

Tutto questo discorso mi catapulta nel magico mondo della Megafauna, che è certamente l’argomento del giorno. E’ quel genere di speculazioni che ti colpiscono specialmente quando costeggi il La Trobe Wildlife Sanctuary, diretto all’Università dopo una deviazione che ti ha consentito di gustare un lauto pasto al Cafè Rimba.

Spaghetti all’uovo in stile malese, con spezie e leccornie aggiunte

Molti di voi saranno già familiari con la questione. Negli ecosistemi a basso impatto antropico, gli animali tendono ad essere più grossi. Messa così, non è proprio scienza: bisognerebbe spiegare che in un ecosistema complesso sussistono diversi livelli, che non sono in competizione tra loro (se non accidentalmente: basti pensare a tutti i batteri che non necessitano dei mammiferi per il loro ciclo vitale, né sono causa di malattie). Chiaramente, se consideriamo un’umanità ridotta e di basso impatto ambientale, ne derivano numerose conseguenze che favoriscono lo sviluppo della megafauna: ampi territori di caccia (o di approvvigionamento), nessuna necessità di nascondersi dall’uomo come predatore, ampia disponibilità di cibo. Se a questo aggiungiamo anche la faccenda dei livelli, capiremo che creature enormi coesistono (e non sostituiscono) specie di stazza inferiore.

Il primo esempio è sicuramente quello dell’Alce (Alces alces). Mentre, in generale, il maschio medio pesa dai 380 ai 700 kg (media = 540 kg), la sottospecie Alces alces gigas ha individui maschi con un peso medio di 634.5 kg. Al museo ho sentito dire che è normale, poiché questa specie abita nell’Alaska e nel Canada Occidentale, tradizionalmente più selvaggi e meno popolati.

L’esemplare di questa foto è stimato “solo” 5,5 m di lunghezza

Torniamo in Australia. Come secondo esempio, perché non citare il Crocodilus porosus (Coccodrillo di mare / acqua salata)? Questo formidabile rettile ha dimensioni leggendarie (ma neanche tanto) dovute a presunti avvistamenti di individui fino a 9 metri di lunghezza. Se tenete conto che in un’abitazione l’altezza del soffitto va dai 3,20 ai 2,20 m nelle aree di disimpegno, potrete fare da voi il conto circa quanti piani di un edificio misura il nostro coccodrillo. Di avvistamenti certificati, tuttavia, ce n’è certamente uno di misure inquietanti: 8,63 m (Queensland, 1957). Il Guinness dei primati preferisce invece restare sui 7 m.

Innisfail (QLD), 1903

Pare anche che in Queensland (the Sunshine State) abbiano una certa tradizione di caccia al coccodrillo, il quale figura pure nel Programma di riduzione della minaccia, che mira a controllarne la popolazione pur mantenendosi entro i limiti dello sviluppo equo e sostenibile. Maggiori informazioni sulla specie sono reperibili sul sito del Ministero dell’Ambiente. Non so ancora se alle borse di coccodrillo si possa fare un pensierino senza piangere l’estinzione della specie (che, di fatto, non è per nulla a rischio).



Fonte: Wikipedia



Fonte: Wikipedia.
L’omino saluta, perché sa che non c’è molto altro da fare, dinanzi a creature simili

Restiamo sui rettili, ma andiamo un po’ indietro nel tempo. Nel caso dei coccodrilli, sicuramente colpirà la stazza di numerose specie vecchie di milioni di anni, anche se la morfologia non pare molto cambiata da allora.



Fonte: Wikipedia

Se la passano meglio i Varani. Il Varanus priscus (3B nell’immagine) è scomparso solo 40.000 anni fa. Le sue dimensioni sono dibattute: forse non era più lungo di 3,5 m (che lo farebbero comunque ammontare a 97-158 kg di peso), ma se si dovessero mantenere le proporzioni testa/coda dei Varani attuali, c’è chi stima una lunghezza massima di 7 metri (e un peso medio di 320 kg).

Fonte: Wikimedia

Il Diprotodon optatum è più erbivoro e rassicurante. Periodo: da 1,6 milioni a 46.000 anni fa. Un po’ meno il supercanguro (Procoptodon goliah), ma il mondo è bello perché è vario.

Dove ci porta tutto questo? La convivenza umana con specie di grossa taglia è cosa decisamente recente, come del resto la nostra specie. L’Homo sapiens fa capolino 200.000 anni fa. La sottospecie sapiens sapiens condivide territori e, forse, pure stili di vita con l’Homo sapiens neanderthalensis fino a 40.000 anni fa (20.000 nelle stime più ottimiste). Nel frattempo, si suggeuirono un po’ di faccende, come ad esempio diversi periodi glaciali e interglaciali: glaciazione Riss, che non è altro che la versione alpina della Fase wolstoniana; un periodo interglaciale chiamato Eemian stage, interglaciazione Riss-Würm o Fase ipswichiana; glaciazione Würm, che precede il nostro periodo (Flandriano). Naturalmente bisogna fare attenzione alla cronologia, poiché non solo a seconda delle latitutidini, ma anche delle altitudini si possono trovare ghiacciai di diversa dimensione in diversi periodi. I nomi utilizzati in Sud Europa, Nord Europa e Nord America differiscono perché la recessione dei ghiacci avvenne in tempi diversi in diverse parti del globo. Nel periodo interglaciale Riss-Würm, i Leoni arrivarono alla latitudine di Londra: 20.000 anni di interregno caldissimo (tra i 130.000 e i 110.000 anni).

Migrazioni umane.
Fonte: Wikimedia

Gran parte degli animali che ho citato (Varanus priscus, Diprotodon optatum, Thylacoleo carnifex e i vari felini con i denti a sciabola) vissero fino a 50-40.000 anni fa. La storia propriamente detta cominci con l’invenzione della scrittura (data simbolica è il 3.200 a.C. in Mesopotamia, sebbene pare vi siano tracce di proto-scrittura a partire dal 6.000 a.C. e, stando a fonti meno discusse, 4.500 a.C.), ma l’uomo biologicamente “moderno” è in giro da molto tempo, ed è già sopravvissuto senza troppi complimenti a un paio di ere glaciali (che, in tempi recenti, limitano le aree abitabili, ma non ricoprono mai tutto il pianeta!). Intorno agli 80-60.000 anni fa (stime più radicali), arriva in Australia: si tratta dei primi Aborigeni. Sicuramente spartiscono il territorio con abbondanti esemplari di megafauna e contribuiscono (forse), anche all’estinzione di alcuni.

Che bisognasse guardare ai Dinosauri per immaginare l’esistenza dei Draghi, al giorno d’oggi pare cosa abbastanza ovvia. Basterebbe, ad esempio, pensare all’occasionale ritrovamento di un fossile di Tyrannosaurus per alimentare miti e leggende. Personalmente, sono di avviso un po’ differente. Non ritengo che i ritrovamenti fossili nell’antichità siano impensabili (Senofane parlava già di conchiglie fossili nel VI secolo a.C.), ma dobbiamo attendere il XIX secolo affinché i primi esemplari completi vengano scoperti. Se si guarda alla mitologia, del resto, i draghi erano principalmente dei grossi serpenti (Grecia, Mesopotamia, Civiltà Precolombiane…), oppure dei grossi rettili (Europa, Asia…). La mitologia comparativa riconosce moltissime variazioni sul tema, che non rispondono dunque a un’unica etichetta. L’idea stessa del drago alato con tre paia di arti (abbinamento mai visto in natura nei rettili, anche fossili), pare un’invenzione relativamente recente.


I Veneziani la sapevano lunga

Non serve leggere la Legenda aurea di Jacopo da Varagine per interrogarsi se San Giorgio Ariano di Cappadocia (martire) sia lo stesso San Giorgio tribunus militum (martire) ucciso da Diocleziano. Ancor più problematica è l’identificazione con l’uccisore di un Drago in una misteriosa (?) città della Libia. Credo invece che basti pensare a come Ercole se ne sia andato in giro menando bestie a destra e a manca (idra, leone, cinghiale, etc. etc.), compiendo con la sola forza bruta (e l’ingegno di Iolao o dei suoi assistenti occasionali) quello che invece dovrebbe richiedere attenta pianificazione e un nutrito gruppo di uomini armati.

Il Persico del Nilo (Lates niloticus) può essere anche lungo 2 m

Da un lato, dunque, i narratori non si preoccupino di risultare troppo fantasiosi quando fanno riferimento ad esemplari di grosse dimensioni di specie conosciute e sconosciute. Anzi, sia incentivato l’incontro con bestie feroci e assassine (stereotipo numero 1), cavalcature insolite ed esotiche (stereotipo numero 2), pasti e prede succulente (stereotipo numero 3).

“Non so tu, mate, ma non mi sento troppo a mio agio”



LOL: E’ inseguendo queste creature che i Maori svilupparono un fisico predisposto al rugby.



Qualche ultima nota… L’aquila di Haast (Harpagornis moorei) si estinse nel 1400, quando i Maori causarno l’estinzione della sua preda più prelibata, un altro enorme uccello non volatile di nome Moa (Dinoris novazelandiae e Dinoris robustus). Gli aborigeni, invece, si dilettavano nell’osservazione dei Dromornis, uccellacci alti 3 metri e pesanti mezza tonnellata. Non servivano binocolo per praticare il bird-watching. Le dimensioni contano…
Annunci

2 risposte a "Size matters! (Geography, Biology, Paleoanthropology, Mythology, and Literature)"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...