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di donna in donna….

mimosa

ad un paio di settimane dalla festa della donna e fuori da qualsiasi strumentalizzazione voglio scrivere un post che ne esalti l’importanza e ne promuova la consapevolezza….

Non me ne vogliano le donne se lo scrivo da uomo… questa è la mia natura e non la posso cambiare. Posso però attingere a quel lato femminile che alberga in ogni maschio, anche se spesso molto in profondità: del resto sono nato come tutti da una donna e questo per ora resta un fatto incontrovertibile per il genere umano.

Con questo post voglio giusto chiarire che non basta un giorno dedicato al genere, come del resto non basta un giorno dedicato alla mamma, o che ne sò io un giorno  da buoni a natale per renderci persone migliori…. queste circostanze ormai divenute feste istituzionalizzate e anche globalmente riconosciute, servono a ricordarci di anno in anno come dovremmo comportarci…..il fatto è che lo dovremmo fare sempre: ogni santo giorno!

L’ipocrisia sociale dei nostri tempi fa si che un fiorellino regalato in quel determinato giorno…ci permetta di sentirci a posto…almeno con la coscienza.  Ma sarà poi  vera questa cosa? ( e mi riferisco ai maschietti)

Sappiamo forse più o meno tutti il motivo che spinse a scegliere l’8 marzo come festa delle donne, per chi non lo sapesse metto di seguito il link a wiki:

https://it.wikipedia.org/wiki/Giornata_internazionale_della_donna

Altro motivo interessante è conoscere il perchè della scelta (prettamente italiana) della mimosa come fiore simbolo di questa festa (segue altro link):

https://www.ilpost.it/2017/03/08/mimosa-festa-della-donna-perche/

Consiglio vivamente di leggere i due link  qui sopra, ma per chi non ha voglia e pazienza, vi basti sapere quanto segue: ” la festa della donna è  frutto delle proteste e delle lotte sociali svolte dalle donne a fine 1800 e che vide, nel 1907, il  VII Congresso della 2° Internazionale Socialista discutere, tra le tante cose, anche della “questione femminile” rivendicandone  il diritto al voto. La prima volta che si sentirà parlare di “Woman’s Day”  sarà in un’altro congresso politico, quello del partito socialista Americano, che ufficialmente istituirà la prima giornata della donna  nella data del 23 febbraio.  La data dell’otto di marzo è legata, invece, all’inizio della rivoluzione russa di febbraio, avvenuta a San Pietroburgo l’ 8 marzo 1917 ( che corrisponde , guarda caso al 23 febbraio, secondo il calendario giuliano allora in vigore in Russia), giorno in cui  le donne della capitale guidarono una grande manifestazione che rivendicava il pane e la fine della guerra”.

Bisognerà aspettare invece il 1975 perchè la festa sia riconosciuta dal consiglio delle Nazioni Unite ed istituita ufficialmente l’8 di marzo.

La Mimosa è invece un simbolo prettamente italiano e ci riporta alla seconda guerra mondiale, era un simbolo della resistenza, donato alle staffette e fù scelto da delle partigiane alla fine della guerra perchè fioriva rigoglioso alla fine di febbraio era un fiore povero ma ricco di infiorescenze e lo si trovava spontaneo nei campi.

La scelta quindi della mimosa è una scelta di origini umili, contadine e con una forte valenza sociale e politica.

Chiarite velocemente le origini sociali e politiche di questa festa…. penso che in molti, tra uomini e donne, che festeggiano in modo goliardico, futile e poco dignitoso questa celebrazione, dovrebbero ripensare bene a quello che fanno e non confondere tale giornata con un’occasione per festeggiare l’emancipazione sessuale e l’amore libero.

LA FESTA DELLA DONNA è sempre stata e sempre sarà una giornata per rivendicare diritti e uguaglianza e magari, ci aggiungo io, pretendere miglioramenti per la vita di tutti donne e uomini che siano grandi, bambini o vecchi!

Per essere corretto devo ammettere che personalmente, dissento molto sull’uso strumentale e affaristico che viene fatto di questa giornata dedicata alle donne.           Non approvo per niente  il fatto che il business  creatosi con la maggiore diffusione di questa celebrazione, abbia deformato i valori e i principi che ne stanno alla base: e tutto solamente per poter vendere qualche fiorellino, cioccolatino, peluche o cena romantica e altro….  Questa è una giornata che dovrebbe far riflettere tutti e non fornire occasioni per inutili e stupide celebrazioni “mondane”. E di questa trasmutazione faceta ne sono in parte colpevoli le donne stesse. Pretendendo o accettando la mimosa quasi che fosse una cosa scontata, un gesto di rito da ricevere,  senza batter ciglio, accettando come una sorta di imposizione, l’ipocrisia generata dal mercato. Sono dell’idea che  ha più valore un gesto floreale sincero fatto in giorno qualsiasi che un mazzo gigante di qualsiasi pianta morta regalato per proforma in quel giorno. Ma non vorrei divagare troppo, trasformando questo post in una questione di fiori si e fiori no, quando invece vorrei concentrarmi su ben altro. Il fatto è che questa giornata non è nata per caso per fare in modo che l’uomo si ricordi, almeno una volta all’anno, della sua dolce metà, mettendosi l’animo in pace: il suo valore di rivendicazione è storicamente provato e l’obbiettivo proposto, aggiungo io, non è ancora stato raggiunto.

Il problema della rivendicazione dei diritti delle donne è una questione ancora aperta e che riguarda tutto il genere umano…..visto che fino a prova contraria, come ho detto, siamo tutti nati da una donna ed è quindi inconfutabile il ruolo centrale che il genere femminile ha avuto nella storia dell’umanità. Le antichisime civiltà che veneravano la dea madre :

VenusWillendorf

di questo ne erano consapevoli di sicuro. Io però con questo non voglio creare discussioni se sia meglio una società matriarcale o patriarcale, non ho le conoscenze o le competenze per esprimere un giudizio e questo post non ha questo scopo.

Sono però convinto che nel mondo di oggi il ruolo della donna sia cruciale e lo siano anche le battaglie che alcune di queste fanno. Arrivato a questo punto voglio svelare cosa mi ha spinto a voler scrivere questo post. Per fare questo devo tornare al 14 di marzo scorso, la mattina di quel giorno ho come al solito iniziato la giornata leggendo le news dal mondo e una notizia mi ha colpito allo stomaco: Marielle Franco era stata uccisa nelle strade di Rio de Janeiro.  La notizia è rimbalzata poco nei siti d’informazione europei ed italiani, mezza giornata dopo e la notizia era completamente scomparsa. Sono sicuro che molti si domanderanno ora chi fosse e anche io ammetto prima della sua prematura morte non ne conoscevo l’esistenza, la notizia però mi ha colpito proprio per questo, chi era questa donna e perchè era così importante o così pericolosa da scatenare una così feroce azione nei suoi confronti, e perchè la notizia del suo assassinio aveva fatto il giro del mondo, così velocemente.

Decido allora di saperne di più, di lei, di quello che sta succedendo in brasile, della guerra nascosta che si sta consumando nelle favelas tra governo e narco-trafficanti. L’esercito è stato inviato a risolvere un problema, quello della criminalità dilagante e dell’incapacità di un governo nel risolvere i problemi di miseria in cui versano gli abitanti di questi quartieri “baraccopoli”. I mondiali di calcio  e le olimpiadi poi, hanno aumentato il problema e l’uso della forza bruta lo peggiorerà ulteriormente. Marielle Franco era un’attivista per i diritti civili che difendeva gli abitanti delle favelas, non i loro aguzzini e sequestratori criminali e signori della droga. Lei si batteva per le donne e i bambini che vi vivevano e per tutti quelli che non avevano altro luogo dove vivere e si battevano per essere onesti nonostante tutto. Marielle Franco era stata eletta consigliera comunale con i voti della gente di alcune di queste Favelas. Assieme a lei è stato ucciso anche il suo autista, Anderson Pedro Gomes. Lei aveva 38 anni aveva una figlia di 19 e dopo la sua morte qualcuno ha cercato di infangarne la memoria facendo circolare fake news legate ad un suo collegamento con esponenti dei cartelli della droga o di favelas controllate da clan criminali che ne avrebbero sostenuto l’elezione. Si è cercato di ridurre la gravità dell’accaduto dicendo che molti potevano essere i mandanti, per poi scoprire che i proiettili sparati provengono dalle forniture della polizia. Marielle è stata assassinata ma ora la sua lotta è più viva che mai. Il suo omicidio ha portato la situazione del Brasile sotto gli occhi di tutti dentro e fuori l’America latina. Si stanno organizzando manifestazioni a sostegno e in memoria sua. La stampa e i media hanno dovuto ripassare la notizia a seguito di una protesta popolare che chiede giustizia e chiarimenti. La pressione e l’attenzione mondiale sulla vicenda ha fatto si che  “A un mese dalla polemica decisione di schierare l’esercito nella città carioca in funzione anti-crimine, il governo comincia a fare marcia indietro. I militari hanno annunciato il ritiro dalla favela di Vila Kennedy, occupata il 23 febbraio scorso da oltre 3mila uomini e definita il “laboratorio” della nuova strategia. Al contempo, il presidente Michel Temer ha deciso di stanziare solo un terzo degli 800mila euro inizialmente previsti per il dispiegamento dell’esercito”( preso da “il Post“). Questa donna incarna le lotte e le battaglie di tutte le donne, di tutte le madri e di tutti gli uomini che si sono battuti e lottano per il rispetto dei diritti dell’uomo in tutte le parti del mondo. Questo post è per lei ma non solo. Mi sento a fianco anche a quelle donne che in Polonia (http://it.euronews.com/2018/03/23/loro-sono-le-persone-che-lottano-in-polonia-per-il-diritto-all-aborto) stanno manifestando e sollevando la protesta e il dissenso contro un governo che sta cercando di mettere in discussione la legge sull’aborto. Ora potrete essere credenti oppure no, ma da che mondo è mondo la gravidanza è sempre stata una cosa molto intima che lega madre a figlio. Intrinsecamente ogni donna ha in sè la madre ed è stata figlia è quindi in grado di comprendere bene le implicazioni dovute all’aborto, pensare il contrario vorrebbe dire non riconoscere la sanità mentale di tutte quelle donne che si sono trovate di fronte a quella scelta e le cause possono essere le più diverse. Imporre l’obbligo alla “vita” vorrebbe dire pretendere  di imporre decisioni e scelte non solo a chi partorisce ma anche a chi nasce e voler decidere per conto della natura stessa. L’obiezione di coscienza potrebbe offrire una strada da praticare, ma aprire la strada a ciarlatani e affaristi senza scrupoli e coscienza. Per non parlare della quantità di figli disabili o semplicemente non voluti (per le disparate motivazioni) e non amati che sarebbero ingiustamente messi al mondo per vivere vite il più delle volte miserabili. Non fraintendetemi non stò cavalcando teorie eugenetiche o decantando soluzioni finali…. non è proprio il mio genere, ma io sono profondamente convinto che la scelta dovrebbe essere sempre della madre ( a meno che non intervengano concause speciali, pericolo di vita o questioni certe di sanità mentale ). La legge sull’aborto ha salvato un sacco di donne da morte certa e ha sancito il raggiungimento del riconoscimento di un diritto fondamentale della donna, quello di essere proprietaria della propria identità, individualità, del proprio corpo e della propria vita. In paesi civilizzati della nostra epoca fare dietrofront come sta succedendo in Polonia, non è un passo in avanti ma tre indietro. Giustamente come in passato le donne sono in prima fila a rivendicare questo diritto alla scelta, a volte obbligata nonostante il tanto amore.  Così pensando alle favelas di Marielle Franco e alla lotta delle donne in Polonia il “women’s day” riacquista un senso. Le donne hanno nelle loro mani il futuro di questo mondo e di questo dovrebbero esserne consapevoli tutte. Purtroppo non è così. Non tutte le donne hanno il coraggio e la forza, molte sono vittime, altre sono ostaggio delle circostanze e delle usanze, alcune sono carnefici e del lato maschile hanno preso solo i difetti. Le lotte per un mondo più giusto in cui le donne riacquisteranno la centralità che il loro ruolo richiede, non sono ancora finite e di questo ogni donna dovrebbe essere consapevole.

 

 

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