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quando la STREET ART “irriverentemente” si difende dall’Istituzione e dal mercato, ovvero Banksy e il quadro distrutto.

Pur avendolo gia fatto in passato, non abbiamo l’abitudine di parlare in questo blog di vicende riguardanti i singoli Street Artist, questo perchè per prima cosa ci sono riviste specializzate più competenti ed adeguate di questa nostra pagina e un pò perchè suonerebbe come farsi bello del lavoro degli altri, cosa  peraltro che, all’Artista in questione, gia capita da sempre. Il protagonista della vicenda è sempre lui….il più discusso e polemico ATTIVISTA della Street Art mondiale:BANKSY.

Ora fare un’articolo su di lui è sperare che venga letto molto è come voler vincere facile al superenalotto conoscendo in anticipo i sei numeri che usciranno. La vicenda che lo porta per l’ennesima volta alla ribalta è la distruzione dal vivo di una propria opera d’Arte, dopo che questa era stata battuta in una pubblica asta d’Arte, realizzata in  una di quelle case d’asta che “contano poco” nel mondo dell’Arte: ” SOTHEBY’S”. ( spero si capisca il tono ironico)

L’opera è “Girl with Balloon” :

girl with balloon

Al momento della distruzione il lavoro era stato appena battuto per la cifra di 1.181.874,89 €, premio per la vendita incluso. A quel punto probabilmente, sotto gli sguardi attoniti del pubblico, del collezionista che aveva messo in vendita l’opera e dei responsabili della casa d’Aste, il lavoro in questione è scomparso letteralmente dentro al lato inferiore della cornice, anche questa realizzata dall’Artista, uscendo triturata poco più sotto, da un meccanismo trita-documenti inserito nella stessa e azionato a distanza. Commento del direttore della casa d’aste ” We’ve just been Banksy’ed” ovvero “Siamo apena stati BANKSYZZATI”. https://www.ft.com/content/1c748f2e-c8ea-11e8-ba8f-ee390057b8c9

Raccontata la vicenda, lasciando ad ognuno la possibilità di documentarsi meglio, di farsi la propria opinione e commentarla, la questione che vorrei affrontare in questo post è un’Altra. La grande “BESTEMMIA” rivolta al mondo del collezionismo e dell’Arte istituzionale, operata da BANKSY in questo frangente  non è la prima e molto probabilmente non sarà nemmeno l’ultima provocazione che lo vedrà protagonista. Volendo essere precisi non è il primo street artist a compiere azioni di “PARRICIDIO” nei confronti delle proprie opere, ne citiamo uno in particolare ed è italiano: BLU (per leggere l’articolo e comprendere quello che dico, vi invito a fare click sul suo nome qui sopra, l’articolo porta data 13 dicembre 2014!)

Per certo, questa performance di Banksy a Sotheby’s, si inserirà molto bene nella lunga serie di provocazioni a cui la figura degli Artisti ci hanno abituato, da quanto l’Arte esiste, da ben prima di Caravaggio, passando per Dalì, Warhol, DUCHAMP,  Manzoni e CATTELAN. L’evento  contribuirà sicuramente ad amplificare il mito e la figura di questo controverso personaggio, elevando il coriandolo ad oggetto d’Arte.

In merito alla provocazione come strumento di marketing, promozione e protesta, ho una personale opinione: essa esiste e ha un suo senso in funzione di qualcuno che la raccoglie. Il provocatore si bea sempre della reazione di chi rispondendo, dimostra di sentirsi provocato.

Chi si occupa d’arte o si ritrova ad aver a che fare con gli artisti o è artista di fatto, sà bene che il rischio nell’usare la provocazione è simile a quello che si corre camminando su un filo: si può arrivare salvi alla meta o cadere e farsi male.

Ora non stà a me sapere se Banksy finirà in paradiso o all’inferno, certo è che lo scherzo architettato mette un punto fermo ed importante ad una questione che da sempre penso angustia ogni Artista: chi è il vero proprietario  dell’opera chi la crea o chi la possiede?

Le opere d’arte sono per ogni artista, come dei figli, messi al mondo con passione, fatica, attraverso lunghe gestazioni e a volte tormentosi travagli; sono una prole che viene consegnata al mondo perchè possa parlare di se, del suo creatore, perché creino discussione o comunichino un messaggio esprimendo un pensiero che altrimenti resterebbe confinato per sempre nella testa di chi le ha create.

In virtù di questo, anche la distruzione di un opera o il cancellare una parete, da parte dello stesso Autore, diventa messaggio. E l’opera morendo, inconsapevolmente acquisisce un significato altro, anche maggiore di quello che l’immagine porta con se.

L’Artista sacrifica e immola una propria creatura in virtù di un bene superiore, sperando che il proprio messaggio venga compreso, non sia strumentalizzato e che quel suo  gesto sacrificale non sia vano.

Quale possa essere il messaggio preciso di Banksy purtroppo solo Banksy lo può sapere. In mancanza di una dichiarazione ufficiale, a noi resta solo la possibilità di restare in superficie, osservare i fatti e fare delle deduzioni.

Potremo pensare che tutta la vicenda sia una bella operazione di marketing speculativa, studiata ad hoc per far salire le quotazioni dell’Artista; oppure potremmo pensare ad un semplice accordo tra collezionista e Autore per organizzare uno scherzone  alle spese di Sotheby’s e metterli così in imbarazzo proponendo una critica al sistema Artistico dall’interno sfruttando l’occasione offerta da un pulpito così prestigioso; infine c’è la possibilità che Banksy abbia voluto punire un’acquirente che, cercando un modo per speculare su di lui e guadagnare di più pensava di usare il canale delle aste per monetizzare ulteriormente l’investimento fatto su “Girl with balloon”.

Ora schierandoci un’attimo dalla parte dell’Artista, penso che in primis sarà stato molto divertente per lui e probabilmente quest’azione va nella direzione della riappropriazione e rivendicazione di una propria identità. Molti hanno scritto su di lui biografie non ufficiali, molti hanno copiato i suoi soggetti e il suo linguaggio, molti si sono fatti belli delle sue opere realizzando anche mostre non ufficiali a pagamento (Vedi Mosca), Immedesimandomi in Lui, la BANKSYMANIA, pur non potendola contrastare, se da un lato può essere piacevole dall’altro può generare fastidio. Per anni come Artista , ha seminato opere (figli) in giro per il mondo, ha creato proteste, lanciato messaggi, sollevato critiche e svelato i lati più controversi del sistema. Si è occupato di arte, politica, sociale, comunicazione, economia fornendo spunti di riflessione al mondo intero sulla società contemporanea e poi ad un certo punto tutto viene assorbito, digerito,  disinnescato per essere ricondotto allo stesso sistema economico, politico, consumistico ed elitario che lui ha sempre criticato.

La Street Art, i Graffiti e l’Arte Urbana sono manifestazioni popolari, espresse in luoghi pubblici per la fruizione libera di tutti.  Un’Arte che non chiede di essere eterna, ma che possiede un linguaggio comprensibile da tutti e libero nelle forme, nei concetti e nelle intenzioni. Portarla in una collezione privata, renderla proprietà individuale, monetizzarla disinnesca l’ordigno,  riduce la protesta al silenzio e la priva di significato. Così una bambina che tiene un palloncino, disegnata su di un muro che magari potrebbe separare israeliani e palestinesi, quando viene imprigionata all’interno di una cornice diventa messaggio vuoto, muore e giustamente va distrutta per far si che il suo  messaggio ritorni ad essere libero!

Tutta l’Arte Urbana ha una ricaduta non ancora completamente indagata sul nostro contemporaneo. La Società è cambiata e sono cambiati anche gli artisti….è un processo evolutivo che non si è ancora fermato e coincide con il progresso e l’evoluzione dell’intera umanità. L’arte urbana è solamente un tassello del puzzle rappresentato dal mondo dell’Arte contemporanea, è quello forse più vicino alla quotidianità, più a contatto con i contesti sociali, più accessibile sia per lo spettatore che per chi volesse praticarlo. L’Arte Urbana si alimenta di una linfa giovane, di menti giovani e di energie ed idee sempre nuove. Ha un potere forte quello di essere trasversale, di non richiedere complessi meccanismi e ragionamenti per la sua comprensione e non ha bisogno di costosi e complicati mezzi e metodi di realizzazione e diffusione, spesso basta un cellulare. “L’ARTE URBANA” può essere anche un grande strumento di sollevazione e incitamento alla rivolta….(basti pensare alla quantità di graffiti comparsi nelle città siriane all’inizio della ribellione contro la dittatura).

Per ora però mi fermo qui, sono consapevole infatti che la comprensione dell’Arte Urbana come fenomeno sociale, culturale ed artistico richiede ben più di un post e non sarà certo quest’articolo a svelare  l’identità di Banksy o ad aiutarci a comprendere meglio il suo gesto.

Per quanti però volessero approfondire l’argomento e comprendere meglio come l’Arte Urbana interviene nei contesti sociali, generando cambiamenti e contribuendo allo sviluppo di un nuovo linguaggio globale, rivolgiamo l’invito a venirci a trovare al secondo appuntamento di STREET R-EVOLUTION – Art@Society.  Vi aspettiamo alla galleria di arte contemporanea CreArte Studio giovedì 11 Ottobre alle ore 20:45.

Nostri ospiti saranno lo Street Artist RE9 (Mattia Campo Dell’Orto), Antonio Ceccagno presidente dell’Associazione per la Creatività Urbana JEOS di Padova/Vicenza e “JEPPI” G. Sanders titolare di LOBSTER APPAREL.

Vi aspettiamo.

STREET R-EVOLUTION

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